sulle tracce delle misteriose civiltà di Rama e di Ocelum in Val di Susa. Ritrovamenti e rivelazioni.
"Ero in esplorazione coi simpatici giovani esploratori dal Nord Est, che con l'amico e fratello Marius abbiamo condotto in visita perlustrativa a Ocelum alta, circa un mese fa…" scrivevo all'inizio della prima parte di questo articolo… [Cfr. Una giornata particolare… (part I) ]
Quando ci siamo allontanati dalla "pietra Kikka", Il simbolo dei druidi di Ocelum in un libro di René Guénon nella parte alta del villaggio (uno dei ritrovamenti più sorprendenti – convincenti! – perché lo stesso simbolo viene associato dall'autorevole René Guénon all'elite dei Druidi...) dopo pochi metri abbiamo incontrato Elena, una persona che "guarda caso" passava lì col compagno, e che "guarda caso" vive a Caprie, tenetevi forte… in Via Città di Rama!!… Rama: una leggendaria città megalitica (part I) Insomma, è stato spontaneo e naturale conoscerci al volo, scambiarci i numeri, e darci un appuntamento a Caprie per la settimana successiva…
Ed eccomi a Caprie con Elena, che mi guida prima al castello diroccatissimo, ma con ancora tracce dell'antico passato medievale (e probabilmente longobardo prima, e romano ancora prima!) nei cocci e nei resti di tegole antiche che ancora affiorano dal "cortile interno"…
[A proposito di Carlo Magno e dei Longobardi – "l'unico evento degno di nota negli ultimi duemila anni valsusini…" – di cui parlavo nel precedente articolo Una chiave di lettura esoterica alla TAV si veda anche il link… link ]
Dopo il Castello Elena mi ha portato nei boschetti dietro casa sua. Subito, abbiamo trovato rovine di costruzioni semisepolte dalla vegetazione; ma soprattutto, finalmente, ho avuto la conferma della "teoria costruttiva" che mi avevano raccontato i "vecchi" del luogo. Mi ero sempre chiesto: ma come facevano a dividere perfettamente i giganteschi blocchi? a tagliarli in due come burro?
Mi dicevano alcuni "anziani" ben informati: fin dalla notte dei tempi, da queste parti si fa così: si praticano dei fori a forma di cuneo allineati in orizzontale nella roccia, si aspetta una notte particolarmente gelida – proprio come queste notti qua, in Valsusa!! – si impregnano d'acqua i cunei di legno, si conficcano nei buchi… et voila, al mattino la dilatazione naturale del poderoso ghiaccio fa il suo lavoro, e il blocco è spaccato in due!
Ecco finalmente la conferma (il blocco che vedete in foto, probabilmente, si spaccò male, non perfettamente, e fu lasciato dov'era… O forse, chissà, gli antichi scalpellini dovettero abbandonare quei luoghi in fretta e furia, lasciando incompiuta l'ultima fase dell'operazione di taglio della pietra.
Poco lontano parte una lunga "mulattiera" (per il momento, chiamiamola così: ma si tratta probabilmente di una diramazione dell'antica Via delle Gallie – di cui parlerò nel prosieguo dell'articolo – di fattura romana, o addirittura celtica, che abbiamo scoperto poco distante…
Ecco dunque qualche foto della "parte bassa" dell'antica Via (le foto che pubblicherò proxime saranno mooolto più stupefacenti!!)…
Tutt'attorno, mura e resti di antiche costruzioni, semi-sepolti (anzi, perlopiù) dalla vegetazione…
E infine… eccoci al "pezzo forte" (forse) della giornata! Tornando verso il centro abitato di Caprie, nel "cortile delle suore" ecco maestosa ergersi la famosa "colonna di Rama": questa, una delle più sorprendenti e misteriose tracce della mano di Rama – secondo la tradizione locale (secondo me, questa colonna, sicuramente strana e anacronistica, è il risultato dell'impasto, della modellazione e della… creatività di mani "certamente non antiche" quanto Rama – che risalirebbe a diversi millenni fa. È forse di fattura romana – ciò che resta di qualche villa (so per certo che porprio sotto i condomini lì vicino, facendo gli scavi per le fondamenta, si è trovato… di tutto di più…! Erano certamente insediamenti romani, quelli!
O forse quella colonna, in epoca più recente, medievale, è stata eretta utilizzando un impasto variegato di cocci romani, malta e pietre del fiume Dora poco lontana…
Si tratta comunque di un'opera singolare e affascinante, che nella tradizione popolare viene ancora indicata come la "colonna di Rama" (ce ne sono due, ma la seconda era penso seppellita dall'edera, e non ho potuto documentarne l'esistenza). E "guarda caso" a un centinaio di metri inizia la via "città di Rama" da cui questo articolo ha preso inizio, e con cui si conclude.
Ecco però le suggestive foto…
A presto! (L'esplorazione continua, naturalmente!!…)
Ma soprattutto: Grazie, Elena!
[to be continued…]