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23 dicembre 2011 5 23 /12 /dicembre /2011 18:16

100 0743

 

Ebbene, come anticipavo nel precedente articolo Il Becco dell'Aquila son tornato al "becco dell'aquila" ieri, in occasione del Tramonto del Solstizio d'inverno... Una giornata fortunatamente di sole splendente e cielo terso (e clima inaspettatamente "mite", c'erano almeno 2-3 gradi!!)

Avevo un'idea fissa in mente. Mi chiedevo da giorni (da quando insomma poco più di un mese fa scoprii l'incisione nella roccia, un evidente "canaletto" con cui i nostri antichi – druidi? – segnavano i luoghi sacri):

• Non sarà per caso un allineamento solstiziale? Secondo me, potrebbe infilarsi qui l'ultimo raggio del sole al tramonto del Solstizio d'inverno…

 

Beh, inutile scrivere la risposta. Basta guardare le foto!!!...

 

 

[Sequenza di due foto – del sito da lontano – da "leggersi appaiate". La roccia con il "canalino solstiziale" è quella in alto a sinistra… (la macchia rossa è il mio inseparabile zainetto). Sulla destra, il Becco dell'aquila (faccio ancora una volta notare che si tratta di un masso reciso alla base: si tratta di una roccia "portata lì" ("naturalmente", dal ghiacciaio, direbbero i "materialisti-razionalisti"… Mah!…)]


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[Sequenza di tre foto ravvicinate 5 minuti prima del tramonto: la prima inquadra la roccia da davanti (il tramonto del sole è alle spalle del fotografo… cioè me stesso, che infatti proietto l'ombra…); la seconda da dietro; la terza da sopra…]


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[Primo piano del "canaletto" col sole che lentamenta va a entrare (da sinistra a destra, fino a scomparire dietro le montagne all'orizzonte – leggasi: Tramonto)…]


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Dopo che è sceso definititvamente il sole, ho fotografato gli evidenti segni di incisioni umane, che mostrano la chiara natura artificiale del sito. Fu dunque creato per indicare con "matematica, astronomica precisione" l'importante tramonto della giornata più corta dell'anno solare: il Solstizio d'inverno appunto]

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E per finire… una nuova domanda si pone: la canalina a dx, obliqua, che cosa indica? certamente non un tramonto – il sole non arriverà mai, più a sinistra, all'orizzonte, rispetto al precedente punto di cui abbiamo parlato: si tratta di una indicazione per qualche costellazione notturna in date particolari? L'amica Elena Una giornata particolare (part II) suppone la cintura di Orione… che infatti ieri notte era quasi verticale e "tramontava" proprio in quella parte di orizzonte a sud della Roccia dell'Aquila…

 

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Insomma, col Nuovo anno ci aspettiamo nuove sorprese…

dalle rocce antiche!

 

 

Chiudiamo pertanto con una citazione che trovo sublime, impareggiabile, semplice e profondissima, del grandissimo San Bernardo (che a detta di molti* fu segreto custode, in epoca alto-medievale, delle antiche conoscenze druidiche…)

 

«Credimi: troverai più insegnamenti in un bosco che in un libro; gli alberi e le rocce ti insegneranno ciò che non puoi apprendere da alcun maestro».

San Bernardo

 

 

Buon anno nuovo (iniziato ieri!!)!!

Andruid

 

100_0839.JPG

 

* Dal Pendolo di Foucault di Umberto Eco…
Non riuscivamo più a seguire il nostro interlocutore: "Ma che cosa c'entra Chartres nel suo percorso celtico e druidico?" 
"Ma da dove credono che venga l'idea della Vergine? Le primi vergini che appaiono in Europa sono le vergini nere dei celti. San Bernardo da giovane stava in ginocchio, nella chiesa di Saint Voirles, davanti a una vergine nera ed essa spremette dal seno tre gocce di latte che caddero sulle labbra del futuro fondatore dei Templari. Di lì i romanzi del Graal, per creare una copertura alle crociate, e le crociate per ritrovare il Graal. I benedettini sono gli eredi dei druidi, lo sanno tutti." 

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9 dicembre 2011 5 09 /12 /dicembre /2011 00:41

100_0741.JPG

 

Ecco un altro luogo davvero singolare, unico e di bellezza e fascino straordinari: dalle nostre parti viene chiamato "Becco dell'aquila" (nome tradotto dal dialetto, ovviamente).

 

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Si tratta di un riparo sotto roccia d'epoca sicuramente preistorica, che presenta in sommità una piattaforma o balcone con alcune incisioni antichissime; l'ingresso di un tunnel; un altro "terrazzo" in discesa sormontato dal "becco dell'aquila" appunto: un enorme masso appuntito, messo lì da mani sapienti (capaci di solevare però massi di svariate tonnellate!! come facevano? quella roccia, recisa come possiamo vedere qui sotto alla base, è chiaramente stata portata lì da qualcuno... - naturalmente, i soliti "razionalisti coi piedi per terra, sosterranno la tesi del ghiacciaio, che migliaia di anni fa, casualmente, s'è sciolto proprio lì, su quel balcone naturale, posando l'enorme masso in bilico sul precipizio... :-)

[Io, personalmente, credo che la spiegazione più semplice sia: gli antichi (druidi?) conoscevano tecniche che noi chiameremmo "magiche" per togliere i gravi e spostare enormi blocchi di pietra. Ma questa, naturalmente, sarà soltanto il mio ennesiamo "eccesso di fantasia"... ;-) Andruid ]

 

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... E sicuramente l'incisione, il "canaletto" scolpito nella roccia fu un allineamento Solstiziale – andremo tra pochi giorni a verificare sa effettivamente, come pensiamo, al Tramonto del solstizio d'Inverno l'ultimo raggio di sole s'infila lì...

 

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Nel frattempo, anime antiche che ci leggete... buon volo d'aquila dai luoghi sacri, di Ocelum, che mai, come in questi casi, sembra sorgere sugli antichi resti megalitici di Rama.

 

Rubiana Jones

 

 

100_0742.JPG


 

 

 

Ps: inutile dire che dal Becco dell'Aquila si "domina" la Valle e si scorgono i punti più importanti e magici della zona: il Musiné a est, i laghi di Avigiana a sud; la Sacra di San Michele proprio davanti, alla stessa altezza!!

Un posto bellissimo! Una terrazza privilegiata, tra la terra e il Cielo. Il luogo ideale per celebrare antichi Riti druidici...

 

Andruid

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5 dicembre 2011 1 05 /12 /dicembre /2011 23:54

Questa è bella, però!

Il mio amico Marius me ne aveva parlato, forse, ma evidentemente non avevo colto la portata della notizia: un libro di fantascienza che parla di Rama, un asteroide che cade in Pianura padana!!

L'articolo che sto pubblicando qui "a puntate" su Rama (part I e II) parlava diffusamente di una cosa "stranamente" simile...

Mi "autocito" – cfr.  Rama: una leggendaria città megalitica (part I)   Rama: una leggendaria città megalitica (part II) –  quando riporto le citazioni da OvidioPlatone...

 

L’antico nome del fiume torinese è addirittura citato nelle Metamorfosi (libro II, vv. 1-332) di Ovidio, poeta latino vissuto attorno al 30 a.C.:


«Il cocchio del Sole andò a riscaldare l’Orsa Maggiore che cercò invano refrigerio nel mare, con il suo calore risvegliò il Drago prima inerte, fece fuggire sconvolto il Bifolco; e quando giunse presso la costellazione dello Scorpione, Fetonte ebbe paura delle sue chele e della sua coda velenosa, e lasciò cadere le redini. 
I cavalli si diressero allora verso il basso e la Terra venne riarsa: fu così che la Libia diventò un deserto, la pelle degli Etiopi si fece nera e molti mari si prosciugarono. Per porre termine a tali disastri, Zeus colpì Fetonte con la sua folgore, facendolo precipitare nell’Eridanus, dove morì».

 

 


E ancora tratto dal mio articolo (qui sul Blog) su Rama…

Ma è Platone stesso a parlarci di questo evento “apocalittico” raccontato poi da Ovidio – la caduta dal cocchio del Sole guidato da Fetonte nel fiume Po, l’Eridanus – nel suo famoso testo il Timeo (in cui si narrano “guarda caso” anche le misteriose vicende di un’altra mitica città-civiltà del passato, Atlantide…

 

«Allora uno dei sacerdoti assai vecchio disse: «Solone, Solone, voi Greci siete sempre bambini, e non esiste un Greco vecchio».

E Solone, dopo aver ascoltato, chiese: «Come? Che cos’è questa cosa che dici?».

«Siete tutti giovani» rispose il sacerdote «nelle anime: infatti in esse non avete alcuna antica opinione che provenga da una primitiva Tradizione e neppure alcun insegnamento che sia canuto per l’età. E questa è la ragione. Molte sono e in molti modi sono avvenute e avverranno le perdite degli uomini, le più grandi per mezzo del fuoco e dell’acqua, per moltissime altre ragioni altre minori.

Quella storia che presso di voi si racconta, vale a dire che un giorno Fetonte, figlio del Sole, dopo aver aggiogato il carro del padre, poiché non era capace di guidarlo lungo la strada del padre, incendiò tutto quel che c’era sulla terra, e lui stesso fu ucciso colpito da un fulmine, viene raccontata sotto forma di mito, ma in realtà si tratta della deviazione dei corpi celesti che girano intorno alla terra e che determina in lunghi intervalli di tempo la distruzione, mediante una grande quantità di fuoco, di tutto ciò che è sulla terra».

 


Ma veniamo "al bello" di oggi.
Innanzitutto, scopro dell'esistenza di questi romanzi di fantascienza:

Arthur_C_Clarke_Rama_II.jpg

incontro-rama_clarke.jpg
Ma soprattutto mi fa saltare giù dalla sedia leggere da Wikipedia: (cfr. link)
N.B. Arthur C. Clarke (cfr. link) non è proprio l'ultimo degli scrittori di fantascienza - anzi, direi è decisamente da collocare in prima fascia!! (basti pensare a 2001: Odissea nello Spazio tanto per citare una sua opera…)
Ma leggiamo la citazione da Wiki sorprendente (per la coincidenza asteroide - pianura padana - val di susa - Rama…):
Incontro con Rama (titolo originale Rendezvous with Rama) è un romanzo di fantascienza scritto da Arthur C. Clarke, pubblicato nel 1972.
[…]

Trama

In seguito alla caduta avvenuta l'11 settembre 2077 di un grosso meteorite sulla Pianura Padana, che causa un numero ingente di vittime e devastazioni, viene approvato il progetto Guardia Spaziale che ha il compito di catalogare e studiare l'orbita di ogniasteroide presente nel sistema solare affinché simili incidenti non possano più ripetersi. Nel 2130 i radar installati su Marte appartenenti alla Guardia Spaziale avvistano un grande oggetto, che viene inizialmente classificato come un asteroide; successivamente, col progressivo avvicinarsi dell'oggetto al Sole, si fa sempre più concreta la possibilità che possa trattarsi di una struttura artificiale di una cultura aliena.

La notizia suscita notevole scalpore e i governi della Terra decidono in tutta fretta di organizzare una missione col compito di raggiungere e studiare l'oggetto a cui, in onore alla religione induista, viene assegnato il nome Rama, dato che non sono più disponibili divinità del pantheon classico.

 

rama_and_the_squirrel_at_rameshwaram_hd72.jpg

 

Allora, cari lettori, ci potete credere?

Solo coincidenze?

Dopo tutto quello che stiamo scoprendo sulle origini del mito di Rama in Val di Susa… non direi.

(E a proposito di Rama – il nostro Rama! – associato alla religione induista, ne vedremo ancora delle belle…).

 

A presto!

 

Gordon Mc Cohen

 

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30 novembre 2011 3 30 /11 /novembre /2011 12:37

Non ci potevo credere… Quando mia zia, naturalmente rossa di capelli – che accompagnavo con mio zio e mio cugino, apprendista Indiana Jones, sui sentieri di Ocelum – vide quella pietra, il cuore e la mente ebbero un mancamento: «Ma quello è il simbolo dei druidi secondo René Guénon pubblicato in Simboli della scienza sacra, che ben conosco!!» pensai. «Dunque realmente… qui c'era una comunità iniziatica celtica… Incredibile!».

Ma poco per volta cominciai a creder sempre più a questa misteriosa pista "archeo-simbolica", che mi sta conducendo alle porte bianche dell'antica città gallica di Ocelum.

[Per chi non lo sapesse, il Guénon è considerato una massima autorità nel campo dell'esoterismo, del simbolismo, ecc.]

 

100_0601.JPG

 

 

 

 

 

 

Ecco la pietra con l'antica incisione, a un centinaio di metri (a oriente) dalle mura superiori di "Ocelum alta".

Si noti anche il foro centrale – per tenere in posizione verticale un'asta, e dunque proiettarne l'ombra diversa nei diversi "spicchi" nei differenti momenti dell'Anno? 

E si noti anche il piccolo foro a destra: qui secondo una nostra "plausibile supposizione" viene indicato il punto di proiezione dell'ombra allo Zenit del solstizio d'inverno.

 

 

 

 

 

 

Ed ecco le pagine del libro di Guénon, nel capitolo dedicato alla "triplice cinta druidica" .

 


100_0629.JPG

100_0626.JPG

 

 

 

Ed ecco due ingrandimenti delle pagine:

100_0630.JPG

100_0631.JPG

La ricerca naturalmente continua!
Andruid
Ah, dimenticavo – last but not least: oggi, oltre ad essere Sant'Andrea… è il compleanno di mia zia, che ha scoperto la formidabile pietra druidica dagli otto spicchi magici!
Auguri Kikka!!  :-)

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29 novembre 2011 2 29 /11 /novembre /2011 00:44

itinerarium.jpg


Ecco un altro documento storico davvero "curioso": un itinerario del IV secolo con le distanze in miglia romane da Cadice (nel Sud della Spagna, quasi allo stretto di Gibilterra) a Roma.

"Del tutto particolare ma assimilabile agli itinerarium adnotata, è il cosiddetto Itinerarium Gaditanum, cioè il percorso da Gades  a Roma indicato con le località e le relative distanze su quattro bicchieri d’argento dedicati nel santuario salutare di Apollo presso Vicarello, le aquae apollinares".

 

Osserviamo…

Da Susa (Segusionem) a Ocelum sono indicate XXIIII miglia (24 miglia, vale a dire 24 x 1480 / 1000 circa 35 chilometri e mezzo); da Ocelum a Torino XXVII miglia (quasi 40 chilometri). Dunque Ocelum sarebbe praticamente a metà strada tra Torino e Susa, leggermente più verso Susa, e dunque esattamente all'altezza delle Chiuse-Caprie, dove l'abbiamo individuata noi…

 

Alcune imprecisioni…

Da Susa a Torino secondo l'Itinerarium ci sarebbero dunque 75 chilometri, quando in realtà son poco meno di 60: abbiamo sbagliato noi i calcoli? li hanno sbagliati gli antichi Romani? poco importa: quel che conta è che Ocelum è indicato circa a metà strada, un po' più verso Susa, diciamo… all'altezza di Caprie…

[Abbiamo calcolato su Internet le distanze: Caprie - Torino: 33 km; mentre Caprie - Susa son 25 chilometri…]

 

 

 

Ecco l'immagine dell'Itinerarium completo… (l'osservatore attento troverà per caso anche una certa Rama?) ;-) [Rama, non Roma!]

 

glossario:

La parola miglio deriva dall'espressione latina milia passuum, "migliaia di passi" (singolare: mille passus "mille passi"), che nell'Antica Roma denotava l'unità pari a mille passi (1 passo = 1,48 metri). 

1 miglio romano = 1480 metri

 

 

fonti:

Textus:

Itinerarium Gaditanum

CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum) XI 3281

ed.: Academia Litterarum Borussica,

Leipzig/Berlin 1862-1943

Itinerarium a Gades Romam

 

 

1

Ad Portum

XXIIII

2

Hastam

XVI

3

Ugiam

XXVII

4

Orippum

XXIIII

5

Hispalim

VIIII

6

Carmonem

XXII

7

Obuclam

XX

8

Astigim

XV

9

Ad Aras

XII

10

Cordubam

XXIII

11

Ad X

X

12

Eporam

XVII

13

Uciesem

XVIII

14

Ad Novlas

XIII

15

Castulonem

XIX

16

Ad Morum

XXIIII

17

II Solaria

XIX

18

Mariana

XX

19

Mentesam

XX

20

Libisosam

XXIIII

21

Parietinis

XXII

22

Saltigim

XVI

23

Ad Palem

XXXII

24

Ad Aras

XXII

25

Saetabim

XXVIII

26

Sucronem

XVI

27

Valentiam

XX

28

Sagyntum

XVI

29

Ad Novlas

XXIIII

30

Ildum

XXII

31

Intibilim

XXIIII

32

Dertosam

XXVII

33

Sub Saltum

XXXVII

34

Tarraconem

XXV

35

Palfurianam

XVI

36

Antistianam

XIII

37

Ad Fines

XVII

38

Arragonem

XX

39

Semproniana

VIIII

40

Seterras

XXIIII

41

Aquis Vocontis

XV

42

Gerundam

XII

43

Cilnianam

XII

44

Iuncariam

XV

45

In Pyraeneum

XVI

46

Ruscinonem

XXV

47

Combusta

VI

48

Narbonem

XXXII

49

Baeterras

XVI

50

Cesseronem

XIII

51

Forum Domiti

XVIII

52

Sextantionem

XV

53

Ambrussum

XV

54

Nemausum

XV

55

Ugernum

XV

56

Arelata

VIIII

57

Ergnaginum

VI

58

Clanum

VIII

59

Cabellionem

XII

60

Aptam Iuliam

XII

61

Catuiaciam

XII

62

Alaunium

XVI

63

Segusteronem

XXIIII

64

Alabontem

XVI

65

Vappincum

XVIII

66

Caturigomagum

XII

67

Eburodunum

XVIII

68

Ramam

XVII

69

Brigantium

XVIII

70

Druantium

XI

71

Segusionem

XXIIII

72

Ocelum

XXVII

73

Taurinis

XX

74

Quadrata

XX

75

Rigomagum

XVI

76

Cuttias

XV

77

Laumellum

XIII

78

Ticinum

XXI

79

Plambrum

XX

80

Placentiam

XVI

81

Florentiam

XV

82

Parmam

XXV

83

Lepidum Regium

XVIII

84

Mutinam

XVII

85

Bononiam

XXV

86

Claternum

X

87

Forum Corneli

XIII

88

Faventiam

X

89

Forum Livi

X

90

Cesenam

XIII

91

Ariminum

XX

92

Pisaurum

XXIIII

93

Fanum Fortunae

VIII

94

Forum Semproni

XVI

95

Ad Calem

XVIII

96

Hesim

XIII

97

Helvillum

X

98

Nuceriam

XV

99

Mevaniam

XIX

100

Ad Martis

XVI

101

Narniam

XVIII

102

Ocriclo

XII

103

Ad XX

XXIIII

104

Romam

XX

 

 

Sum[ma] M[ilia] P[assus]

MDCCCXXXXS

 

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26 novembre 2011 6 26 /11 /novembre /2011 02:55

carta piemonte antico

 

Nella prima riga della didascalia qui sopra c'è scritto:

Dalla carta del Piemonte antico, edita nel 1800 a cura del Durandi. I luoghi segnati in tondo sono del tempo dei Romani; quelli in corsivo, dei secoli VII-VIII. In un documento del …

 

Che cosa è interessantissimo notare?

Innanzitutto che Ocelum, scritta in tondo, dunque dell'epoca "romana", si trova non nell'attuale Valle di Susa, dove la collochiamo noi, ma nella valle accanto, la Val chisone, e precisamente nel paese odierno di Usseaux – che infatti ne rivendica la paternità.

 

Facciamo però notare che probabilmente, storicamente, al tempo in cui la Carta fu compilata (e d'altra parte oggi!) si sapeva soltanto che Ocelum si trovava nella zona di "confine"  ("fines terrae"): se guardiamo bene, un'altra scritta "ad fines" è ben visibile in Val di susa, e Ocelum la collochiamo esattamente alla stessa distanza, pochi chilometri più a ovest (pochi millimetri più a sinistra nella cartina, esattamente come l'Ocelum della carta ottocentesca che riprende i dati antichi è collocata pochi chilometri a ovest dal confine – "fines terrae").

 

Inoltre, facciamo notare che una delle pochissime scritte presenti in corsivo, dunque di luoghi del VII-VIII secolo, si riferisce a Celle – nostro "centro sacro", e "punto di partenza" da cui tutta la ricerca è partita (e su cui torneremo spesso…).

Dunque quella che oggi è un'umilissima, microscopica borgata del piccolo comune di Caprie, semiabbandonata, semisconosciuta, nei secoli VII-VIII era l'unico luogo importante di quella parte della bassa Val di Susa!! (una zona che, come vedremo, veniva chiamata ancora nell'Ottocento "Riparia", ma su questo nome torneremo in seguito… ;-) – come d'altra parte sul rapporto Celle-Sacra di San Michele… ;-).

 

Andruid

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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 23:38

1_rama-carta.jpg

 

Eccoci a un altro documento molto interessante..riguardante Rama questa volta (la "mitica" città-civiltà che sorse in Val di Susa nella notte dei tempi, di cui parlano le leggende locali e di cui stiamo ritrovando i resti megalitici)

Si veda a qiesto proposito

http://cittadirama.over-blog.com/ link

del mio amico e "fratello" (di vite precedenti) Marius

Qui pubblico "soltanto" il particolare di una cartina locale della fine del Settecento: guardate che cosa c'è scritto a occidente di Chianocco...

 

Ebbene, se nelle carte geografiche dell'epoca scrissero semplicemente "Rovine di Rama" questo significa una cosa molto curiosa e importante, a mio modo di vedere: che i valligiani dell'epoca, a proposito delle strane struttre megalitiche (perlopiù mura ciclopiche) presenti in zona, non seppero far altro che indicare, come probabile origine di tali rovine, una "mano" misteriosa e leggendaria: "son le Rovine di Rama" dissero ai compilatori della carte (per conto dei Savoia, che avevano commissionato il lavoro cartografico per fare il censimento del Regno).

 

Ecco "un assaggio" di che cosa si trova oggi in quegli stessi luoghi indicati dalla Carta.

3_rama-autore.JPG... centinaia di metri di mura larghe anche oltre due metri, seminascoste dalla vegetazione. Che cosa siano non lo so. sicuramente non son muretti "dei nonni", né mura difensive... Sembrano piuttosto piste, strade sopraelevate – non dimentichiamo che siamo in pianura, in Valle, con il fiume Dora Riparia (a proposito di "Riparia" parlerò in un prossimo articolo) a poche centinaaia di metri di distanza: dunque una zona che in antichità doveva sicuramente risultare paludosa e spesso ininadata dalle alluvioni.

 

A presto Nuovi lettori, sempre più numerosi!!

E grazie davvero per l'interesse!

 

Andruid

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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 21:34

Gallia Cesare 57 aC png

Cesare nel suo "De bello Gallico" parla di Ocelum.

In questa pagina mi limito a citare le parole del mio amico Mauro Biglino (grande studioso di civiltà antiche, e traduttore della Bibbia dall'Ebraico masoretico – e autore di libri davvero rivoluzionari sul tema!!), che ho poco alla volta coinvolto e – credo – appassionato, nel corso di alcune escursione montane, sulle tracce dell'antica città di Ocelum).

 

Ecco che cosa scrisse in un nostro articolo, uscito sulla rivista Fenix lo scorso anno:

 

«Data la quantità di resti e le dimensioni del comprensorio su cui sono distribuiti, possiamo forse comprendere meglio le parole di Cesare che nel De Bello Gallico (1,10) scriveva:

«… ipse in Italiam magnis itineribus contendit duasque ibi legiones conscribit et tres, quae circum Aquileiam hiemabant, ex hibernis educit et, qua proximum iter in ulteriorem Galliam per Alpes erat, cum his quinque legionibus ire contendit. Ibi Ceutrones et Graioceli et Caturiges locis superioribus occupatis itinere exercitum prohibere conantur. Compluribus his proeliis pulsis ab Ocelo, quod est citerioris provinciae extremum, in fines Vocontiorum ulterioris provinciae die septimo pervenit; inde in Allobrogum fines, ab Allobrogibus in Segusiavos exercitum ducit».

 

In sintesi, egli prese cinque legioni e con queste si accinse a combattere le popolazioni che gli impedivano il passaggio e solo dopo compluribus proeliis, cioè “molte battaglie”, riuscì a vincere la resistenza dei Caturigi, dei Ceutroni, dei Graioceli, e a cacciarli dal territorio di Ocelum (“pulsis ab Ocelo”).

Questi celto-liguri erano evidentemente bene attestati in posizioni facili da difendere, celate tra gli alberi che coprivano il versante del monte, e dalle quali potevano attaccare facilmente un esercito che passasse in fondo valle».

 

 

E così concluse la sua parte di articolo (parole che davvero suscitano l'interesse e dovrebbero provocare un certo stupore, caro lettore, perché pronunciate da una persona solitamente sobria, rigorosa, ultra-letterale – non sognatrice e spesso "fantasiosa" come il sottoscritto, lo riconosco! – nell'attenersi ai testi e alle fonti antiche):


«Ancora oggi guardando dalla valle non si riesce ad immaginare che i boschi fitti che ricoprono la sinistra orografica di quella parte dei versanti nascondano tante costruzioni».

 

 

 

Per informazioni su Mauro Biglino, si vedano:

http://www.macrolibrarsi.it/autori/_mauro-biglino.php

http://www.bibbia-alieni.it/?tag=mauro-biglino

https://www.facebook.com/people/Mauro-Biglino/1380969961

 



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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 20:47

gallia

 

Nella cartina dei "popoli della Gallia nel 59 a.C." considero interessantissimo il seguente elemento: accanto alle città di Piacentia, Cremona, Mediolanum, Dertona, Genua, Taurasia (che naturalmente diverranno nel corso dei secoli le varie Piacenza, Cremona, Milano, Alessandria, Genova e Torino – città in cui vivo) troviamo, ultimo oppidum prima del confine romano nord occidentale con la Gallia, la città di Ocelum (da me ritrovata – o almeno, questa è la mia interpretazione, ;-) all'inizio della Valle di Susa). L'oppidum chiamato Ocelum, di cui si hanno notizie storiche, di cui parla esplicitamente Cesare nel suo "De Bello gallico", è dunque una città "fantasma", un luogo che non è diventato in seguito, in epoca storica, una città dell'Italia Nord-Occidentale. Si tratta dunque di un rarissimo caso di villaggio gallico rimasto qual era all'epoca del I secolo a.C. o poco più. Abbandonato? Dimenticato? O diventato in seguito, come comincio a credere sempre più, un centro "segreto", "esoterico", della spiritualità cristiana (si dice che in quelle stesse zone, attorno all'anno Mille, ci fosse una comunità di un centinaio di eremiti – un centinaio di eremiti è un "ossimoro"!!). Si trattava di una segreta organizzazione iniziatica? Di un luogo "segreto" sacro ai druidi prima e al cristianesimo "eretico" poi? O semplicemente la comunità "monastica" cristiana dell'anno Mille riutilizzò – e restaurò – l'antico sito gallico abbandonato? Ecco allora come si spiegherebbe l'attuale incredibile, "impossibile", rete di mura ancora perfettamente erette, leggibili, ancora in buono stato di conservazione.

Un mistero davvero affascinante e stimolante, a parer mio.

Un vero caso (ancora irrisolto, e appena agli inizi del suo percorso di disvelamento) di archeologia misteriosa.

Per il momento, in questo inizio di anno celtico, lasciamoci così sulle ali del mistero, gentili lettori.

E che la Forza del grande Spirito druidico, e della successiva profonda, e reale, spiritualità cristiana (naturalmente eretica!), possano risorgere dalle pietre del passato.

Amen

 

Andruid

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