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27 giugno 2012 3 27 /06 /giugno /2012 12:50

 

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Sei mesi esatti prima della fine del mondo, che come sappiamo e ci è stato ripetuto fino alla nausea avverrà il 21 12 2012 – ma chissà perché, più ci avviciniamo alla fatidica data meno se ne sente parlare... forse perché sanno tutti benissimo che si tratta dell'ennesima bufala profetico sensazionalista? – Rubiana Jones è andato in quello che da anni chiama "la Terrazza", il sito megalitico sotto la sua "Ocelum", luogo da cui tutto iniziò – oltre dieci anni fa, andando a funghi coi suoi genitori, suo padre lo chiamò e dise: "Guarda qui che luogo strano…", e lui, salendo sopra l'incredibile "terrazza" a strapiombo sul vallone, con due croci incise sopra e un rettangolo, capì che era l'inizio di una incredibile serie di scoperte archeo-astronomiche (N.B. le prime incisioni trovate avevano anche incredibili anomalie magnetiche – un giorno con la bussola Rubiana Jones scoprì che le croci incise facevano ruotare una calamita posata sopra, facendo posizionare la lancetta del Nord in tutt'altra direzione, ma allineata perfettamente a uno degli assi della croce...

Insomma, per farla breve, Rubiana Jones negli anni successivi tornò e tornò più volte, esplorò l'intera area, e notò infine lo strano masso appoggiato alla terrazza, con una pietra "stranamente" pinzata in mezzo: capì così che si trattava di una struttura costruita e modificata ad hoc da antiche mani sapienti, e aveva ipotizzato che si potesse trattare di un "orologio solare", programmato per indicare il giorno più lungo dell'anno, quello in cui il sole è più "alto", e tramonta all'orizzonte più "a destra". Aveva immaginato dunque di venire alla Terrazza il 21 giugno, in occasione del tramonto del solstizio d'estate.

 

La Terrazza vista dal basso...

terrazza_da-sotto.JPG

Negli anni scorsi per un motivo o per l'altro aveva rinviato la visita...

Anche quest'anno sembrava che gli elementi naturali fossero ostili: era salito a Rubiana apposta nel tardo pomeriggio, ma un impetuoso temporale con diluvio universale sembrava accoglierlo e scoraggiare l'escursione.

Verso le 20 però "magicamente" tutto era schiarito improvvisamente, e Rubiana Jones si fiondò prima in macchina poi di corsa nei boschi per non perdere il momento del tramonto, col cielo incredibilmente terso. 

Momento che però, ahimè, perse...

Ma la scopera più meravigliosa la fece il giorno dopo, il 22 giugno: tornò con ben due ore di anticipo, fece le sue meditazioni celtiche sulle rocce, attese il tramonto, fotografò... E scoprì che le foto del giorno prima, il giorno giusto del solstizio, seppur fatte pochi minuti dopo il tramonto, mantenevano l'effetto "luce solare che filtra tra i massi posizionati", tra le fessure create in antichità dasi suoi antenati Druidi, chissà... In poche parole, confrontando le foto "poco dopo il tramonto ma del giorno giusto" e quelle "proprio durante ma nel giorno sbagliato", Rubiana Jones ha verificato la cosa incredibile che aveva predetto: nel giorno giusto del solstizio d'estate, e solo in quello, i raggi solari dell'ultimo sole del tramonto (anche per alcuni minuti DOPO l'effettivo scomparire della palla infuocata all'orizzonte) s'infilano tra le rocce posizionate al "tempio solare", e vanno a illuminare la roccia triangolare alla base.

Ecco le incredibili foto!!

 


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terrazza21_sole_pietra_triang.JPG


Ecco un particolare della roccia triangolare alla base, che il sole del solstizio d'estate va a illuminare (da notare, anche le "canaline" scavate attorno al triangolo litico…).

 

pietra_triang.JPG

Ed ecco infine le foto da terra del sole che filtra nella fenditura tra le rocce posizionate (in alto a sinistra potete vedere la pietra "pinzata" tra la Terrazza e la roccia inclinata che si appoggia ad essa, segno evidente della mano dell'uomo).

 

1_--_perfect-sole21.JPG1-sole-21.JPG

perfect-sole21.JPG

 

 

Chiudiamo con una "curiosità". A pochi metri dalla "Terrazza del solstizio", un altro sito megalitico ha dato una suggestione al "giovane" esploratore Rubiana Jones: l'imponente figura di un "Re" possente, testimone eterno dei luoghi antichi.

Forse la scultura che rende immortali gli antichi creatori e custodi di questi luoghi sacri.

gigante.JPGgigantes.JPG

primo_piano_gigante.JPG

 

Buon viaggio dell'Anima (e della Mente).

E ricordiamo sempre i "doni" del Fuoco (del Solstizio, e di San Giovanni, da poco celebrato qui a Torino) e del Sole (simbolo in Terra dell'Altissimo): calore, amore, luce, generosità, altezza, maestosità, potenza... Le virtù che gli antichi sacerdoti sapevano risvegliare nei momenti sacri al Sole: i due solstizi, d'inverno e d'estate (non a caso celebrati anche oggi dalle importanti organizzazioni iniziatiche regolari ancora esistenti).

Buona Vita nuova estiva

R.J.

Scoperta un'antica incisione a indicare il Solstizio d'inverno!! 

 

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27 maggio 2012 7 27 /05 /maggio /2012 21:32


100_1009.JPG

 

Rubiana Jones è tornato in cima al Giuràn, dove "iniziò tutto" (sic, sono parole sue).

Come avevamo scritto anche nell'articolo precedente, "pellegrinaggio" a Borgata Cogerino , secondo l'intrepido ricercatore nostrano nel I secolo a.C. una popolazione gallica dall'odierna regione franco-svizzera del Jurà (complesso montuoso tra Francia e Svizzera, dunque non così distante) raggiunse a piedi queste alture, e si mescolò alla preesistente (da millenni) popolazione dei Liguri rubianini (giunsero a piedi e su carri e cavalli, lungo le mulattiere dell'epoca sperdute al confine – la Via delle Gallie che abbiamo trovata in Valle di Susa rimane invece più a sud, e veniva poi utilizzata per collegare Taurinum, e la nuova Ocelum, creata ad hoc a ridosso della Valle da queste genti juraniane, per collegare la Val di susa con la Francia – dove poi passò Cesare…).

Che il complesso montuoso del Giura in Francia fosse popolato da genti galliche, ce lo conferma indirettamente anche questo passo, preso al volo da Wikipedia (si sta parlando della più importante battaglia Gallico-Romana, quella di Alesia, in cui il capo delle coalizioni galliche, Vercingetorige, depone delicatamente le armi ai piedi di Cesare):

 

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Per molti anni, l'esatta localizzazione della battaglia è rimasta sconosciuta. Le principali ipotesi identificavano Alesia con due città: Alesia nella Franca Contea ed aAlise-Sainte-Reine nella Costa d'oro, dove l'imperatore Napoleone III di Francia, in seguito agli scavi archeologici effettuati tra il 1861 ed il 1865 dal colonnello Stoffel, fece costruire una statua dedicata all'eroe gallico Vercingetorige.[41] Anche se una delle ultime teorie ipotizza una collocazione della battaglia di Alesia a Chaux-des-Crotenay, ai piedi delle montagne del Giura, la localizzazione più probabile rimane, per la maggior parte degli studiosi moderni, quella di Alise-Sainte-Reine, presso il monte Auxonis (418 metri),[42] confermata anche dai recenti scavi archeologici, effettuati da Michel Reddé tra il 1991 ed il 1995, con tanto di documentazione fotografica aerea.[43]

 

Siege-alesia-vercingetorix-jules-cesar.jpg

 

 

Ma torniamo alle teorie di Rubiana Jones.

Riassumendo: nel I secolo a.C. un gruppo di galli dalle montagne del Giurà scende a sud e si mescola alla preesistente popolazione neolitica di Liguri rubianìn. Essendo questi ultimi ancora allo stadio neolitico, adottano gli "extraterrestri celti" come podestà e capi del nuovo villaggio nascente di Ocelum: a differenza dei neolitici muntagnìn, infatti, i nuovi arrivati sapevano lavorare – tanto per dirne una – i metalli, il ferro in particolare – e "guarda caso" tutta la montagna dietro il Giurà, l'Arpùn, fino a un secolo fa era utilizzata per estrazioni appunto di ferro: si tratta di una vera e propria miniera a cielo aperto di pirite: se ne possono trovare ancora oggi i pezzetti neri nelle rocce. Possiamo immaginare che in epoca celtica e poi romana queste zone venissero sfruttate a pieno regime, con decine di operai intenti a sminuzzare e frantumare le rocce per ricvavare il prezioso minerale da fondere (nella Borgata poco a sud, di rubiana, chiamata ancora oggi "I Fornelli", e trasportando i sacchi di materiale ferroso lungo l'attuale "Rio del Ferro").

 

(Nella prima foto, tratto di mura celtiche sul monte Arpone: dal Giuràn, verosimilmente, un'unica lunghissima fila di mura celtiche proteggeva il sentiero che portava a Ocelum, affacciato sulla Valle di Susa, passando per il monte Arpone e le sue miniere di ferro – e a detta del bisnonno di R.J., di platino! Nella seconda e terza foto, un bellissimo "dolmen" ai piedi del monte, e la vista strategica su Rubiana da esso).

 

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Ma torniamo al Giuràn.

Alcuni anni fa Rubiana Jones ma soprattutto il suo amico Piero, trovavano in cima schegge di lavorazione di pietre e quarzo del Neolitico, e frammenti di terracotta.

Gli archeologi stessi fecero successivamente le medesime scoperte (datando le terrecotte – della cultura detta "delle Bocche Quadrate" – al IV millennio a.C., quindi un rarissimo esempio di antichissimo Neolitico) ed effettuando uno scavo quadrato di circa tre metri per lato (trovando le fondamenta di abitazione dell'Età del Ferro).

Proprio qui sotto:

100_1002.JPG

 

(Ci sono purtroppo ancora, sotto pochi cm di terra, i teli di plastica a proteggere il ritrovamento, e a deturpare l'antica area, l'atavica energia incontaminata del luogo – Rubiana Jones su questo è un po' rigido: essendo le sue origini galliche proprio riconducibili a questo luogo, quando ha visto il telone di plastica e lo scavo gli si son drizzati i fulvi capelli sul capo, e avrebbe preso l'archeologo e il suo team e… Vabbè vabbè… Chiudiamo allora questa prima parte con immagini evocative della rabbia del "celtic proud" ferito…

 

 

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Anzi no:

chiudiamo con bellissime immagini della sommità del monte antico, dove tutto incominciò…

 

100_0981.JPG

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[to be continued...]
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23 maggio 2012 3 23 /05 /maggio /2012 12:23

Schermata-2012-05-23-a-12.19.29.png

 

Rubiana Jones questa volta è andato in pellegrinaggio dagli avi, nell'ormai abbandonata (da oltre 50 anni) borgata Cogerino. Poco sotto il centro abitato, a oriente, c'è ancora un grande riparo sotto roccia (sicuramente utilizzato in epoca neolitica) sormontato da una roccia davvero suggestiva, con una lunga canalina scoplita e numerose coppelle (un'ulteriore conferma che anche queste zone di Rubiana, come il vicino colle Giuràn – di cui ci occuperemo presto, su cui son stati trovati dagli archeologi "ufficiali", e da Rubiana Jones stesso, e dal suo amico Piero, ben prima!!, frammenti di terracotta del IV millennio a.C. !! – fin dall'antichità più remota son state visitate e abitate.

 

Ecco le prime immagini: l'altare neolitico con canalina e coppelle (non si capisce dalle foto, ma a oriente della roccia c'è uno strapiombo di 3-4 metri):

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Poco dopo Rubiana Jones è salito in cima al colle (circa 1000 metri)

Come si può vedere nel particolare della cartina di fine 700, questa montagna si chiamava "Molar della croce": ci si aspetterebbe quindi di trovare una croce (così come nel vicino monte Giuràn). E invece… di croci incise nella roccia ne troviamo due!!

Ecco la prima (alla base del "menhir" più alto in cima al colle).

 

menhir-croce.JPGcroce_croce.JPG

 

Sul lato opposto della radura, verso oriente, c'è invece un secondo piccolo "menhir" con croce (come si può osservare, si tratta di incisioni molto antiche, erose dai secoli di agenti atmosferici e già colonizzate dai licheni, piante che crescono di pochi cm ogni secolo…)

 

menh2-croce2.JPGcroce2-primo-p.JPG

 

 

Ora, alcune osservazioni di carattere "linguistico" e "toponomastico".

Il fatto che nel '700 questo colle non avesse un nome preciso (solitamente, ogni area del paese prendeva il nome dal "clan", dalla famiglia o casata che lo abitava – come si vede nella cartina, "Giorda", "Gerbido", "Giraud"... ) ma si chiamasse "molar della croce", significa che queste croci anche all'epoca dovevano avere un'importanza simbolica, storica, notevole – e non sono dunque croci coeve incise per delimitare i confini (in altra sede pubblicherò foto di queste croci, che proprio nel XVIII e XIX secolo venivano incise analogamente: sono assai meno levigate e rovinate dal tempo, e spesso presentano le iniziali dei nomi dei paesi di confine, o addirtittura la data. Credetemi: queste son croci antiche!

Inoltre: che cosa significa "Molar", nome che compare anche in questa piccola porzione di cartina, in altri due casi? Significa, a giudicare dai luoghi in cui è indicato, "colle", o "radura in cima a una collina". Ma in che lingua? Secondo il sognatore R.J.… il perduto (a differenza del Gallese e del Bretone, ad es.) linguaggio Gallico!!

 

Copincollo da internet: un sito in cui è presente un Dizionario celtico. link

 mello = montagna collina 
 melo = montagna collina 

 iura = bosco montano 

 

Rubiana Jones naturalmente ha una teoria che spiega tutto: una popolazione celtica (gallica!) proveniente dalla zona francese del Jura si trasferì nel I millennio a.C. a "Rubiana": da qui il nome del colle Giuràn (con resti anche di abitazioni dell'età del Ferro), e di tutti i cognomi delle casate "rubianine d.o.c.,", che mantengono tutti la radice del toponimo (Giorda, Girodo, Cogerino, Girardi…). E da qui il nome stesso di Rubiana: dalla divinità celtica "Arubianus".

 

Insomma, un vero pellegrinaggio per Rubiana Jones, sulle tracce degli antichi avi gallici… (e poco lontano, naturalmente, c'è ancora oggi la bella Borgata Giangallo…!!). ;-)

 

A presto dall'onirico (?) archeologo muntagnìn

R.J.

 

 

jura

 

Note come consuetudine, da Wikipedia:

 

 

Massif du Jura

 

Le Jura est une chaîne de montagnes culminant à 1 720 m d'altitude, située au nord-ouest des Alpes, en France,Suisse et Allemagne. Elle a donné son nom au département français du Jura et au canton suisse du Jura, et en géologie au Jurassique.

Le parc naturel régional du Haut-Jura se situe dans le centre-sud du massif du Jura, côté français.

 

Étymologie[modifier]

Le mot Jura vient à l'origine des langues celtiques. Les Celtes nommaient ce massif Jor, les Romains Juris, ce qui signifiait « forêt » ou « pays de forêts ». Ce nom a peut-être été donné en référence aux vastes forêts des pentes du Jura.

 

 

 

E inoltre… una "curiosità", uno stimolo finale: Rubiana Jones è convinto che l'impronunciabile, l'incomprensibile,

l'impossibile lingua di Rubiana, il Rubianìn, parlato ormai soltanto da pochissime persone, perlopiù anziane,

sia l'unico caso esistente oggi di lingua gallica – data per perduta.

Faremo ricerche al proposito...

Ecco intanto da Wiki:

 

Lingua gallica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussolaDisambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Gallico (disambigua).

Ilgallicoè unalingua celticaestinta, parlata nelle anticheGallie(odierneFranciaedItalia settentrionale), prima dellatinovolgare del tardoImpero Romano.

Gallico 
Parlato in Europa centrale ed occidentale
Periodo VI secolo a.C. - VI secolo
Classifica estinta
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Celtiche
  Celtiche continentali
   Gallico
Codici di classificazione
ISO 639-2 cel (celtiche, altra lingua)
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19 marzo 2012 1 19 /03 /marzo /2012 21:43

rama_sita.jpg

 

Cominciamo anche questo articolo con Wikipedia:

 

Presso la religione induistaRama (ca. 7000 a.C.) è il settimo avatar di Viṣṇu, manifestatosi nel regale principe per risollevare le sorti della morale degli uomini, ormai soggiogati da Ravana. Il suo nome completo è Ramachandra, e spesso viene preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri. Egli rappresenta la personificazione dell'Assoluto Brahman e l'incarnazione delDharma, l'Uomo Perfetto (Maryada Purushottama). È l'avatar del Treta Yuga, l'età dell'argento, caratterizzata dalla comparsa del vizio e della malvagità.

Rama è la più famosa e popolare manifestazione del Dio Supremo per una grande maggioranza dei 900 milioni di induisti in tutto il mondo, incluse le nazioni del Sud-est asiatico come ThailandiaMalesiaIndonesiaMyanmar e Cambogia. È riconosciuto come l'immagine, lo spirito e la consapevolezza dell'Induismo, la religione organizzata più antica del mondo, e della civilizzazione umana dal punto di vista indiano.

La vita e le imprese eroiche di Rama sono narrate nel Ramayana, un antico poema epico in sanscrito, che letteralmente significa "Il viaggio di Rama". Un'importante opera devozionale è il Ramcharitmanas di Tulsidas, che si basa sui princìpi dei movimenti Bhakti, ossia la devozione e l'amore per Dio.

La scrittura e la pronuncia del nome di Rama seguono quelle originali del sanscrito; continuano ad essere seguite in molte lingue moderne dell'India, anche se a volte (specie in Hindi) viene pronunciato Ram. Nel Ramayana si racconta di quando Sita (moglie di ram) viene rapita dal diavolo, Ravane da qui inizia la ricerca della dea.

 

 

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Che cosa può c'entrare il Rama dell'India con la nostra città-civiltà leggendaria, di maghi e giganti, della Val di Susa?

Scrivevamo nel precedente articolo dello scrittore ed esoterista Schuré, che oltre un secolo fa si occupò dei "grandi Iniziati" di tutti i tempi: Rama, Krishna, Ermete, Mosè, Orfeo, Pitagora, Platone, Gesù.

Rama e i "Grandi iniziati" di Schuré (part I)

La vita e il pensiero dei grandi "maestri spirituali" dell'umanità, dei creatori delle scienze, delle religioni e delle arti, furono raccontati da Schuré nell'imprescindibile libro "I grandi iniziati".

Ebbene, ecco il primo capitolo come prosegue…

 

Se il sole dell'Africa ha fatto sviluppare l'embrione della razza nera, possiamo dire che i ghiacci del polo artico videro il germogliare della razza bianca. Gli Iperborei di cui parla la mitologia greca, quegli uomini dai capelli rossi e gli occhi cerulei che scenderanno dal nord, attraverso le selve rischiarate dal chiarore lunare, con i cani e le renne, guidati da condottieri temerari e incitati dalle profetesse. Capelli d'oro e occhi azzurri: colori fatididl. Era questa la razza che doveva inventare il culto del sole, e del fuoco sacro e recare nel mondo la nostalgia del cielo; ora cercando; in un impeto di rivolta, di dargli la scalata, ora prosternandosi adorante davanti ai suoi splendori.

Come le altre, anche la razza bianca dovette sottrarsi al suo stato primitivo prima di prendere coscienza di se stessa. Sue caratteristiche distintive sono il gusto della libertà individuale, la sensibilità riflessiva che crea il potere della simpatia, il predominio dell'intelletto che induce la mente all'idealismo e al simbolismo. La sensibilità dell'animo conduce l'uomo all'attaccamento, alla preferenza per un'unica donna, donde la tendenza di questa razza alla monogamia, al concetto coniugale e della famiglia. Il bisogno di libertà, unito a quello di socializzazione, crea il clan con il suo principio elettivo. La fantasia crea il culto degli antenati, radice ed epicentro della religione presso i popoli bianchi.

Il principio sociale e politico si manifesta il giorno in cui un certo numero di individui semiselvaggi, minacciati da una popolazione nemica, istintivamente si raggruppano e scelgono il più forte e il più intelligente fra loro perché assuma il loro comando e la loro difesa. Quel giorno nasce la società. Il capo è un re in erba, i suoi compagni i futuri patrizi; gli anziani che deliberano ma non sono in condizioni di marciare, già costituiscono una sorta di senato, di gerusìa. Ma come nacque la religione? Si è detto che scaturisse dal timore dell'uomo primitivo di fronte alla natura. Ma il timore nulla ha in comune con il rispetto e l'amore. Non collega il fatto all'idea, il visibile all'invisibile, l'uomo a Dio. Fintanto che l'uomo tremò dinnanzi alla natura, non fu uomo. Lo divenne il giorno in cui si impadronì del legame che lo vincolava al passato e all'avvenire, a qualcosa di superiore e di benefico, e cominciò ad adorare quel noumeno orfico. Ma in che modo lo adorò per la prima volta?

Fabre d'Olivet avanza un'ipotesi estremamente geniale e suggestiva circa il modo in cui il culto degli antenati prese piede fra la razza bianca[9]. In un clan bellicoso, due guerrieri rivali sono in lite. Furibondi, vogliono battersi; già si fronteggiano. A questo punto, una donna scarmigliata si slancia fra i due e li separa. I suoi occhi lanciano fiamme, la sua voce ha l'accento del comando. Grida con parole ansimanti, incisive, che nella foresta ha visto l'Antenato della loro razza, il vittorioso guerriero di un tempo, che le è apparso l'Heroll. Egli non vuole che i due fratelli si combattano ma che si uniscano contro il comune nemico. «È l'ombra del Grande Antenato, è l'Heroll che me lo ha detto», asserisce la donna esaltata, «mi ha parlato! L'ho visto!» È questo che ella dice, questo che ella crede. Convinta, convince. Commossi, attoniti, e quasi schiantati da una forza invisibile, gli avversari riconciliati si stringono la mano guardando alla donna ispirata come a una sorta di divinità.

Analoghe ispirazioni, seguite da bruschi voltafaccia, dovettero verificarsi in gran numero e sotto svariate forme durante la vita preistorica della razza bianca. Presso i popoli barbari è la donna che, con la sua sensibilità nervosa, intuisce in un primo tempo l'occulto, afferma l'invisibile. Immaginiamo ora le conseguenze inattese e portentose di un evento analogo a quello di cui stiamo parlando. Nel clan, fra la gente, tutti parlano del prodigio. La quercia presso cui la donna ispirata ha visto l'apparizione diventa un albero sacro; ve la riconducono e là, sotto l'influsso magnetico della luna che la sprofonda in uno stato ipnotico, la donna continua a profetizzare in nome del Grande Antenato. Ben presto lei, e altre come lei, dapprima sulle scogliere, al centro delle radure, al fruscio del vento e dell'Oceano lontano, evocheranno le anime diafane degli antenati dinnanzi a folle palpitanti che le vedranno, o crederanno di vederle, richiamate con magici incantamenti, nelle nebbie fluttuanti dalle trasparenze lunari. Ossian, l'ultimo dei grandi Celti, evocherà Fingal e i suoi compagni in un acervo di nubi. Così, ai primordi della vita sociale, il culto degli Antenati si instaura fra gli uomini della razza bianca. Il Grande Antenato diviene il Dio delle genti. Nasce la Religione.

Ma non è tutto. Intorno alla Sibilla si raccolgono gli anziani che la osservano durante il suo lucido sonno, durante le sue estasi vaticinanti. Ne. studiano i diversi stati, ne controllano le rivelazioni, ne interpretano gli oracoli. Notano che quando profetizza in stato ipnotico il volto si trasfigura, le parole si fanno ritmo, la voce si alza e proferisce gli oracoli sul canto modulato di una melopea grave e ricca di significato[10]. E da essa nasceranno la strofa, la poesia e la musica, di cui tutti i popoli di razza ariana riconoscono l'origine divina. E solo eventi del genere potevano dar vita al concetto di rivelazione. Vediamo dunque come in un colpo solo nascono religione e culto, sacerdoti e poesia.

In Asia, in Iran e in India, dove popoli di razza bianca fondarono le prime civiltà ariane mescolandosi a popoli di diverso colore, gli uomini presero rapidamente il sopravvento, sulle donne in fatto di ispirazione religiosa. Si sente ormai parlare solo di sapienti, di Rishi; di profeti. La donna, soggiogata, non è più che sacerdotessa del focolare. Ma in Europa troviamo traccia di quello che era stato il ruolo preponderante della donna presso i popoli della stessa origine, rimasti nella barbarie per millenni. Emerge nella pitonessa scandinava, nella Voluspa dell'Edda, il testo attribuito a una profetessa celtica, nelle sacerdotesse druidiche dei Celti, nelle indovine che accompagnavano le armate germaniche e decidevano il giorno propizio per la battaglia[11], fino alle Baccanti trace che sopravvivono nella leggenda di Orfeo. La veggente preistorica si perpetua nella Pizia delfica.

Le arcaiche profetesse della razza bianca si costituirono in collegi…

 

[e via di seguito: ci avviciniamo alla cultura sacra celtica e druidica…]

 

ramayana_in_pictures_pk06.jpg

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19 marzo 2012 1 19 /03 /marzo /2012 21:29

rama-arco.jpg

Copincollo da Vikipedia:

 

Edouard Schuré (Strasburgo21 gennaio 1841 – Parigi7 aprile 1929) è stato uno scrittorecritico letterariopoetastorico e filosofofrancese.

Scrisse numerosi libri ma la sua opera più importante è Les grands initiés, ispirato dalla luminosa Marguerite Albana Mignaty, pubblicata nel 1889 e tradotta in molte lingue.

Tra gli incontri che influenzeranno la sua vita, oltre a quello con Rudolf Steiner, che conosce nel 1906 rimanendo affascinato dal suo pensiero, vi fu anche quello con Richard Wagner.

 

grand-inities.jpg

 

Ma da dove trasse queste informazioni sui Grandi Maestri spirituali dell'umanità?

Secondo alcuni dai "viaggi in Akasha" che – al pari, poi, di Steiner – compì in vita, ottenendo conoscenze inaudite e "impossibili" sui Tempi antichi.

 

akasha.jpg

 

Descrive Rama, con cui inizia il libro, come il "fondatore" leggendario della cultura dell'India antica. Ma non è certo qui la cosa "rivoluzionaria" che ci interessa: Schuré "osò" infatti una teoria a dir poco "improponibile", secondo la quale da giovane, prima di spostarsi in Oriente, Rama fu… un Druido delle foreste centro-europee!!!

 

La tentazione di associarlo alla "nostra" Rama leggendaria della Val di Susa, strettamente connessa alla Magia druidica e ad antiche tradizioni celtiche, è troppo forte!

Pubblichiamo pertanto l'inizio del libro di Schuré… [non si spaventi il lettore per l'evidente "razzismo" e le "assurdità" (ma ne siamo sempre sicuri?) che traspaiono dal testo].

 

Rama-foresta.jpg

LIBRO I

 

RAMA

 

(Il ciclo ariano)

 

Chiese Zoroastro ad Ormuzd, al grande Creatore: Qual è il primo uomo con il quale ti sei intrattenuto? Rispose Ormuzd: Il bel Yima, Colui che era alla testa dei Coraggiosi.

Gli ho detto di vegliare sui mondi che mi appartengono e gli ho donato un aureo gladio, una spada di vittoria.

E Yima si spinse avanti sul cammino del sole e riunì gli uomini coraggiosi nel famoso Airyana-Vaéja, creato puro.

(Zend Avesta, Vendidad-Sadé, u Fargard)

 

 

Oh, Agni! Fuoco sacro! Fuoco purificatore!

Tu che, dormi, nel bosco e ascendi in luminose fiamme sull'ara, tu sei ilcuore del sacrificio, l'ardito volo della preghiera, la scintilla divina celata in ogni cosa e l'anima gloriosa del sole.

(Inno Vedico)

 

1.

Le razze umane e le origini della religione

 

 

«Il Cielo è mio Padre, mi ha generato. La mia famiglia e tutta questa cerchia celeste. Mia Madre è la grande Terra. La sommità più alta della sua superficie è il suo utero; il Padre feconda il grembo di colei che è sua sposa e sua figlia.»

Così cantava, quattro o cinquemila anni fa, davanti a un altare di terra dove ardeva un fuoco di erbe secche, il poeta vedico. Una profonda divinazione, una consapevolezza grandiosa respira in queste strane parole che racchiudono il segreto della duplice origine dell'umanità. Anteriore e superiore alla terra è la divina immagine dell'Uomo; sovrumana, l'origine della sua anima. Ma il suo corpo è il prodotto degli elementi terrestri, fecondati da un'essenza cosmica. Nel linguaggio dei Misteri, gli amplessi di Urano e della Grande Madre simboleggiano la pioggia di anime e di monadi spirituali che scende a fecondare i germi terrestri; i princìpi organizzatori senza i quali la materia non sarebbe che una massa inerte e indistinta. La parte più alta della superficie terrestre che il poeta vedico definisce utero della terra indica i continenti e le montagne, culle delle razze umane.

In quanto al Cielo Varuna, l'Urano dei Greci, rappresenta l'ordine invisibile, trascendente, eterno e intellettivo che abbraccia tutto l'Infinito dello Spazio e del Tempo.

In questo capitolo, ci limiteremo a prendere in esame le origini terrene dell'umanità secondo le tradizioni esoteriche confermate dalla moderna antropologia ed etnologia.

Le quattro razze che attualmente si spartiscono il globo sono figlie di terre e zone diverse. In un susseguirsi di creazioni, come lente elaborazioni della terra in gestazione, i continenti emersero dalle acque del mare a lunghissimi intervalli di tempo che gli antichi sacerdoti indiani chiamavano cicli interdiluviani. Attraverso i millenni, ogni continente generò la propria flora e la propria fauna dando infine vita a una razza umana di diverso colore.

Il continente australe, inghiottito dall'ultimo grande diluvio, fu la culla della razza rossa primigenia di cui gli indiani d'America sono ciò che sopravvive degli esseri generati dai trogloditi che si rifugiarono sulle vette delle montagne quando il loro continente sprofondò in mare.

L'Africa è la madre della razza nera, che i Greci chiamarono etiopica. L'Asia diede vita alla razza gialla, che è sopravvissuta nei cinesi.

L'ultima arrivata, la razza bianca, uscì dalle foreste dell'Europa, fra le tempeste dell'Atlantico e il sorriso del Mediterraneo. Tutte le specie umane sono il risultato di mescolanze, combinazioni, degenerazioni o selezioni fra quelle quattro razze principali. Nei cicli precedenti, la razza rossa e quella nera regnarono successivamente, attraverso poderose civiltà di cui troviamo traccia nelle costruzioni ciclopiche come nell'architettura messicana.- Su quelle civiltà scomparse esistevano dati e tradizioni sommarie nei templi indiani ed egiziani.

Nel nostro ciclo domina la razza bianca e, se si calcola la probabile antichità dell'India e dell'Egitto, se ne può far risalire la preponderanza a sette od ottomila anni fa[7].

Secondo la tradizione braminica la civiltà sulla nostra terra avrebbe avuto inizio cinquantamila anni fa, con la razza rossa; sul continente australe, quando tutta l'Europa e parte dell'Asia erano ancora ricoperte dalle acque. In quelle mitologie si parla anche di una antecedente razza di giganti. In alcune caverne del Tibet sono state rinvenute ossa umane gigantesche che, per la loro conformazione, sembrerebbero appartenere più a scimmie che a uomini. Si collegano ad una umanità primitiva, intermedia, ancora vicina all'animalità, che non possedeva né un linguaggio articolato né una organizzazione sociale, né una religione: tre elementi che scaturivano sempre contemporaneamente; e questo è appunto il senso di quella straordinaria triade bardica che disse: «Tre cose sono primigeniamente simultanee: Dio, luce e libertà». Col primo balbettio della parola nasce la società e l'indistinta concezione di un ordine divino. È il soffio di Jehova nella bocca di Adamo, il logos di Ermete, la legge del primo Manu, il fuoco -di Prometeo. Nel fauno umano trasalisce un Dio.

Come già detto, la razza rossa occupava il continente australe, oggi inghiottito dalle acque; quello che Platone, secondo le tradizioni egizie, chiamava Atlantide. Un immane cataclisma lo distrusse in parte, disperdendone i resti. Numerose razze polinesiane, e come loro gli indiani del Nord America e gli Aztechi incontrati in Messico da Francisco Pizarro, discendono dall'antica razza rossa la cui civiltà, ormai scomparsa per sempre, ebbe i suoi giorni di gloria e di terreno splendore. E tutti questi miseri sopravvissuti, portano nel cuore l'inguaribile malinconia delle antiche razze che si estinguono senza speranza.

Dopo la razza rossa, il mondo fu dominato dalla razza nera, il cui prototipo superiore va ricercato non nel negro degenerato ma nell'abissino e nel nubiano che conservano lo stampo di quella razza pervenuta al suo apogeo. I neri invasero il sud dell'Europa, in epoche preistoriche e ne furono respinti dai bianchi. Il loro ricordo è totalmente cancellato dalle nostre tradizioni popolari, ma essi lasciarono due impronte indelebili: il raccapriccio per il drago emblema dei loro sovrani, e l'idea che il diavolo sia nero.

I neri ricambiarono l'insulto alla razza rivale creando bianco il loro diavolo. All'epoca della loro sovranità, i neri ebbero dei centri religiosi nell'Alto Egitto e in India. Le loro città ciclopiche costellavano le montagne dell'Africa, del Caucaso e dell'Asia Centrale. La loro società era organizzata come una teocrazia assoluta. Al vertice, una casta sacerdotale temuta e venerata; alla base, un brulichio di tribù prive di una vera e propria struttura familiare e in cui le donne non erano considerate che schiave. I sacerdoti erano profondamente addottrinati nel principio dell'unità divina dell'universo e nel culto degli astri che, sotto il nome di Sabeismo, si diffuse anche fra le popolazioni bianche[8]. Fra la sapienza dei sacerdoti neri e il grossolano feticismo delle masse non esisteva alcun tramite come, per esempio, un'arte idealista o una mitologia suggestiva. Per il resto, i neri non possedevano che notevoli cognizioni tecniche, soprattutto balistiche, che consentivano loro di spostare enormi masse di pietra; e di metallurgia, per cui fondevano i metalli in immense fornaci alle quali venivano adibiti i prigionieri di guerra. Per quella razza estremamente vigorosa e resistente, capace di profonda passionalità e dedizione, la religione non fu che il regno della forza attraverso il terrore. All'ingenua mente di quegli uomini, la Natura e la Divinità si manifestavano sotto la sembianza del drago, del terrifico animale antidiluviano che i sovrani facevano dipingere sui loro stendardi e i sacerdoti facevano scolpire sulle porte dei loro templi.

 

[continua…]

 

 

Dragon Ball Z Son Goku final by Smaggie

I medesimi Archetipi nel mondo moderno. I leggendari Eroi che uniscono Oriente e Occidente oggi! ;-)


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3 marzo 2012 6 03 /03 /marzo /2012 18:25

Che cosa collega questi luoghi? (in Cornovaglia, Bretagna, Val di Susa e Gargano?)

link

link

 

sant-michael-corway.jpgmont-sant-michel-luna.jpg

 

sacra_notte_neve.jpg

santuario_san_michele-1.jpg

 

Risposta:

San Michele.

 

Allora, ecco la scoperta! l'ha fatta mia zia, una RubianaJones doc, che vive ormai da anni nelle vere terre celtiche, a poca distanza da Sonehenge, nel Sud dell'Inghilterra. Consultando la mia ultima pagina del Blog, le si sono drizzate le "antenne della Geografia Sacra" e mi ha segnalato che c'è un "Monte San Michele" anche dalle sue parti, e precisamente in cornovaglia! Vado a vedere su Internet 

St Michael's Mount

... e mi sembra proprio che la Sacra linea possa continuare!!

Grazie Ivana!!

Ecco la mia immagine "artigianalmente" fabbricata al volo:

 

Schermata-2012-03-03-a-18.22.49.png

 

E mo'… a questo punto son "costretto" dagli eventi, dal "Tao", a mettere la parte finale dellarticolo che avevo scritto con Mauro…

[Cfr.  Esplorazioni a Ocelum col mio amico Mauro (part I) Esplorazioni a Ocelum col mio amico Mauro (part II) Esplorazioni a Ocelum col mio amico Mauro (part III)

Ecco che cosa scrivevamo (citando anche l'amico Fausto, con cui avevo fatto un corso sublime davvero sui Templari) a Orvieto.


E in conclusione… la “linea sacra di San Michele”

Nei secoli gli uomini dedicarono all’arcangelo Michele luoghi e percorsi distribuiti lungo una direttrice ideale che unisce San Michele nel Gargano con Mont Saint Michel in Normandia, passando proprio nel luogo incantato in cui sorge la Sacra di San Michele (si veda Carta 1).

santuari-michele.jpg


Ci limitiamo a riportare ancora una volta le parole di Fausto Carotenuto, che sintetizzano e trasmettono magnificamente l’importanza di tale direttrice europea:

Ma torniamo ora alla Val di Susa: cosa rappresenta questo luogo nella geografia sacra del mondo? Un punto fondamentale degli equilibri energetici europei. Un “chakra” importantissimo è situato all’imboccatura della Val di Susa, da cui si dipartono “nadi”, canali energetici che vanno a creare un asse importantissimo verso nord-ovest e verso sud-est. Quali sono i punti “noti” di questo asse? I tre meravigliosi santuari dedicati a San Michele. In un allineamento pressoché perfetto, la Sacra di San Michele – lo splendido edificio sacro medioevale all’imboccatura della Val di Susa – è al centro di una precisa direttrice che va dal santuario dedicato a Michele di Monte Sant’Angelo, sul Gargano, fino a quello sull’isola incantata di Mont Saint Michel, nel nordest della Francia. Luoghi sacri, luoghi di energie fortissime. Che gli antichi conoscevano e usavano e che gli uomini del “risveglio” torneranno ad usare. È proprio quella spiritualità che nella tradizione ebraico-cristiana si chiama Michele, che prima si è chiamata Mercurio, Hermes, Toth…, è lo spirito guida dell’operazione “risvegli”.

Non aggiungiamo altro.

Ricordiamo solamente ancora una volta, che l’altra “G” cara ai Templari (abbiamo già parlato della Geometria sacra, o “arte oggettiva” come forse la definirebbe il sig. Gurdjieff) era appunto la cosiddetta Geografia sacra: chi sapeva custodire e utilizzare tali Conoscenze, poteva veramente agire sul piano spirituale con cognizione di causa!

 

Possa l’Uomo nuovo riscoprire tali “G” sacre e – soprattutto! – utilizzarle per una causa disinteressata ed evolutiva, superiore e luminosa. Lo sguardo fisso all’orizzonte dello Spirito.

 

theodore_rousseau_004_le_mont_saint_michel.jpg

 

Insomma, la ricerca continua, e la linea Sacra uropea si arricchisce, ia alto (Cornovaglia) e in basso (Israele) Esplorazioni a Ocelum col mio amico Mauro (part III) di altri due punti nevralgici!!

p.s.
Colpo di scena finale...
Mentre cercavo immagini per la pagina... ecco la Scoperta finale (anzi, le scoperte che non ti aspetti!) : su internet davvero si trovano risposte impensate... Mi limito a mostrare l'immagine!!
La Riceva continua!
A presto!
Rubiana Jones
linea-san-michele-completa-.jpg
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24 gennaio 2012 2 24 /01 /gennaio /2012 14:16

Oggi pubblico un breve video con le immagini di quella che considero l'antica Via delle Gallie, nel tratto orientale, che parte da quella che chiamo "Ocelum Bassa orientale". Negli ultimi tempi mi sono occupato prevalentemente di questo insiediamento, ancora tutto da esplorare e scoprire (domenica sono andato a verificare, come avevo preannunciato, che cosa fosse lo strano rettangolo in verticale che scendeva dalle pendici del monte, scoperto grazie a Google earth  scoperte partendo da Google earth…

E infatti… ne ho viste delle belle davvero. Un'ulteriore scoperta fantastica!! (che purtroppo non ho documentato: Rubiana Jones non è impeccabile con le "tecnologie moderne", e si era semplicemente dimenticato, dopo le lunghissime riprese della scorsa settimana, di mettere in carica le batterie della fiammante nuova videocamera… Così domenica, dopo pochi minuti di riprese… voilà, macchina spenta! Dovrà tornare per filmare gli incredibili luoghi nuovi scoperti.

Per il momento, vi "solletica" il palato, anzi, la vista, con questo "album fotografico" sulla Via delle Gallie (filmato 15 gg fa). Purtroppo l'ora era tarda, stava venendo buio, e la qualità delle immagini non è delle migliori – per usare un eufemismo.

Faccio solamente notare che in tutto e per tutto questa strada probabilmente è la stessa imboccata un mese fa a pochi chilomentri di distanza (ma la percorrerò tutta appena avrò tempo!) [ne pubblicavo le foto qui:  Una giornata particolare (part III) 

E aggiungo: anche se sembra una normalissima strada sterrata di campagna, se guardate bene, nei tratti più in discesa, affiora l'antico ciottolato)

 

Rimetto alcune immagini per rendere l'idea di come sarebbe se non ci fosse la secolare sedimentazione, che l'ha resa quasi irriconoscibile; e poi metto il video.

 

100_0680.JPG100_0686.JPG

 

100_0719-copia-1.JPG100_0729-copia-2.JPG

 

Ps: oggi Rubiana Jones è tornato di buon umore (ieri era davvero intrattabile, e ha scritto una Pagina di blog davvero polemica e fastidiosa); la febbre è passata, le nuove Vie della Conoscenza tornano ad attirarlo e a strizzargli un'occhio benevolo; e augura a tutti voi di trovare il Sentiero di vita personale, luminoso, amorevole (il Tao, la Via ;-); quello solo vostro, personalissimo, tutto per voi!!

A presto! :-)

 

Ah gggià, il VIDEO!!!! (immaginate la strada che vedrete senza terra ed erba: sotto è fatta così, secondo me, come nelle foto qui sopra!! - e nei tratti in discesa si intravede…)

 

 


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17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 22:49

100_0729-copia-1.JPGAh...

Stiamo per prendere una Nuova strada…!

Stanno per arrivare i primi video che Rubiana Jones ha girato con la sua nuova super videocamera full HD!!

Ecco il trailer…

 

Rubiana Jones

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31 dicembre 2011 6 31 /12 /dicembre /2011 02:19

Iniziamo l'anno con un omaggio a chi si occupa, come me e Marius link, di Rama.

 

Ecco allora un video che ho trovato su Internet: si tratta del filmato delle presunte "mura della città di Rama" ritrovate dai ricercatori e studiosi Barbadoro e Nattero, che da anni si occupano di tradizione celtica (hanno anche un gruppo musicale piuttosto importante qui a Torino, e si possono incontrare spesso alla "loro" Grotta di Merlino – ahimè, negozietto che si trova nella piazza più sinistra (a detta di molti), "negativa", "nera", di Torino: piazza Statuto.

È anche loro il bel libro Rama vive e vari articoli pubblicati su Internet:

link

rama.vive.jpg

link

 

 

Ma soprattutto è interessante, a mio avviso, questo video delle mura di Rama… che vi invito a guardare. Ho trovato cose assai simili, ma devo ammettere:

• primo, che queste qua non le ho ancora trovate, né so con esattezza dove possano essere;

• secondo, che in effetti, lo spigolo-fessura squadrato, a L, lascia pensare che davvero di antichi blocchi incastonati si tratti, e non di un fenomeno naturale di erosione-divisione litica.

Complimenti dunque agli scopritori!

link

 

Il Viaggio continua!! Anche grazie all'aiuto di altri ricercatori!

Grazie!

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28 dicembre 2011 3 28 /12 /dicembre /2011 01:10

carta piemonte antico

Non sapevo che anche Wikipedia lo segnalasse con questa evidenza!!… ma in effetti è proprio così, secondo le mie ricerche: l'antica Ocelum di cui parla Cesare – nel Nord Italia, unica città gallica antica che non sia poi diventata città vera e propria di epoca storica (di fatto, un raro esempio di cittadina antica mai ritrovata!!) – è [ancora oggi!] poco lontana da Drubiaglio (in bassa Val di Susa, vicino Avigliana), verso occidente

Ma allora mi chiedo:

• PERCHE', se sanno da fonti storiche dov'era, non sanno veramente dov'è!?!

• Perché, di fatto, Ocelum è ancora oggi una "città-fantasma"?


[Si vedano anche i miei precedenti articoli…

Cesare e Ocelum

Cartina Ocelum

Ocelum in un'iscrizione romana del 330 d.C. circa

Ocelum in una carta dell'Ottocento

 

 

Copincollo allora direttamente da Wikipedia, mettendo in neretto il passo in questione…

(Si sta parlando della Val di Susa in generale…)


Epoca antica [modifica]

 
L'arco romano di Susa (9-8 a.C.)

I primi insediamenti stabili dell'uomo risalgono circa al quinto millennio a.C., ma le prime evidenti testimonianze risalgono ai secoli V e VI a.C., e risultano costituite perlopiù dacoppelle scavate nella roccia, incisioni e iscrizioni rupestri presenti in gran numero in tutta la vallata. Alcuni antropologi ipotizzano che in queste zone sia avvenuto l'incontro delle tribù celtiche transalpine con quelle celto liguri locali, altri invece sostengono che l'influenza della popolazione celtica sul territorio sia stata minimale.Al tempo della Roma repubblicana i valichi alpini della Valle iniziarono ad acquisire un'importanza strategica a carattere militare: si tramanda che l'esercito di Annibale sia transitato attraverso il Valico del Monginevro nel 218 a.C.In due occasioni, nel 61 e nel 58 a.C., fu la volta di Giulio Cesare in marcia verso le Gallie, grazie all'alleanza con il sovrano locale Donno. Dai Commentarii de bello Gallico (lib. I, cap. X) si evince che il confine tra la Gallia cisalpina e la Gallia transalpina fosse situato nella zona di Ocelum (ad ovest della Statio ad fines, odierna Drubiaglio).

 L'alleanza tra i romani e le popolazioni locali venne sancita probabilmente tra il 13 e il 12 a.C. con un accordo tra il re Cozio, figlio di Donno, e l'imperatore Augusto. In questo periodo venne eretto l'arco romano di Susa.Dopo tre secoli di relativa pace iniziò un nuovo periodo di guerre, dovute anche al progressivo indebolimento dell'apparato statale romano. nel 311 d.C. vi fu, da parte diCostantino, l'assedio di Susa alleata del rivale Massenzio. I rapporti con il potere centrale si fecero via via sempre più labili, mentre iniziavano le prime invasioni barbariche.

 

 

 

 

E allora leggiamo anche la versione latina del Libro 1, capitolo X del De Bello Gallico di Cesare, in cui si parla appunto di Ocelum!…

 

 

 

CAPITOLO 10

LATINO:

Caesari renuntiatur Helvetiis esse in animo per agrum Sequanorum et Haeduorum iter in Santonum fines facere, qui non longe a Tolosatium finibus absunt, quae civitas est in provincia. Id si fieret, intellegebat magno cum periculo provinciae futurum ut homines bellicosos, populi Romani inimicos, locis patentibus maximeque frumentariis finitimos haberet. Ob eas causas ei munitioni quam fecerat T. Labienum legatum praeficit; ipse in Italiam magnis itineribus contendit duasque ibi legiones conscribit et tres, quae circum Aquileiam hiemabant, ex hibernis educit et, qua proximum iter in ulteriorem Galliam per Alpes erat, cum his quinque legionibus ire contendit. Ibi Ceutrones et Graioceli et Caturiges locis superioribus occupatis itinere exercitum prohibere conantur. Compluribus his proeliis pulsis ab Ocelo, quod est oppidum citerioris provinciae extremum, in fines Vocontiorum ulterioris provinciae die septimo pervenit; inde in Allobrogum fines, ab Allobrogibus in Segusiavos exercitum ducit. Hi sunt extra provinciam trans Rhodanum primi.

 

ITALIANO:

A Cesare fu annunciato ancora che gli Elvezi avevano in animo di marciare attraverso i territori dei Sequani e degli Edui nel territorio dei Santoni, che non sono distandi dal territorio degli abitanti di Tolosa, che è una città nella Provenza. Se ciò fosse accaduto, (Cesare) capiva che sarebbe successo, con gran pericolo per la Provenza, che avrebbero avuto come confinanti uomini bellicosi, nemici del popolo Romano, in luoghi estesi e per soprattutto fertili. Per queste ragioni mise il luogotenente Tito Labieno a capo delle fortificazioni che aveva fatto; egli stesso scese in Italia a marce forzate, e lì arruolò due legioni e (ne) richiamò dai quartieri invernali tre, che svernavano vicino ad Aquileia, e si diresse verso la Gallia Ulteriore per la strada più vicina attraverso Alpi con queste cinque legioni. Qui i Ceutroni e i Graiceli e i Caturigi, che avevano occupavato le zone sovrastanti, tentavano di ostacolare l'avanzata dell'esercito. Dopo essere stati respinti in parecchie battaglie, il settimo giorno arriva nel territorio dei Vocontii nella Provenza Citeriore da Ocelo, che è il villaggio più lontano della Provenza Citeriore; quindi conduce l'esercito nel territorio degli Allobrogi, (e) dagli Allobrogi ai Segusiani. Questi sono i primi (popoli) fuori dalla Provincia oltre il Rodano.

 

100_0383.JPG

 

A presto dunque, con nuove ricerche parallele sul campo (anzi, nei boschi!) e sui documenti storici (e in questo caso, su Internet!)…

Rubiana Jones


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