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21 maggio 2012 1 21 /05 /maggio /2012 12:10

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Rubiana Jones è tornato finalmente in esplorazione [con la buona (e paziente!) Elena], e una bellissima nuova scoperta gli ha fatto strabuzzare gli occhi increduli e riempire il cuore di gratitudine: questi luoghi antichi, popolati dalla popolazione neolitica dei "Liguri" prima e dai Celti di Ocelum poi, non finiscono mai di stupire, e di rivelare i loro testori, custoditi (seminascosti dalla vegetazione) per millenni.

Ecco le immagini!

 

Sul fiume Sessi, uno strapiombo mozzafiato:

 

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Lo stesso luogo visto dall'altro versante del vallone (dal punto esatto in cui son state scavate in tempi preistorici le coppelle).

 

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Ed ecco le immagini delle pietra coppellata (le belle mani son della bella Elena, intrepida compagna di viaggio ed esplorazioni)!!

 

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E infine, in cima ai due colli, in un lato e nell'altro del vallone… alcuni massi davvero suggestivi… (con ogni probabilità, collocati per usi cerimoniali)…

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Note
Copincollo da Wikipedia:

Coppelle preistoriche [modifica]

Coppelle, Parco di Seradina e Bedolina,Capo di Ponte

La coppella è un incavo emisferico del diametro di pochi centimetri ricavato in modo artificiale dall'uomo su basi rocciose normalmente piane o poco ripide, come affioramenti o massi erratici chiamati per l'appunto massi cupellari o pietre a scodelladi solito poste in posizione dominante e panoramica. In Italia sono presenti scavate sui massi di numerose zone anche molto lontane tra loro, ma non sono conosciute e studiate come in altri paesi europei.
In maggiore concentrazione si trovano in Piemonte, in particolare nella zona del monte Roccere, comune di Roccabruna, Valle Maira vi è una concentrazione di circa 5000 coppelle, alcune delle quali formano un antropomorfo gigante, archi e croci. Altri luoghi con coppelle si trovano: La Bessa, in Val Susa, su rocce, su megaliti, su grandi massi erratici, in Liguria, in Val Camonica, nel comasco e in molte altre valli alpine, in Sardegna e altrove.

La Pera Crevolà, Pietra coppellata in Val Susa

Datazione [modifica]

Sembra che le incisioni a coppella più antiche risalgano al Neolitico ma principalmente si fanno risalire all'età del bronzo. Quelle più profonde, regolari e chiaramente realizzate con oggetti metallici, di solito collegate da canaletti sono di databili all'età del ferroe sono le più recenti. Sono comunque di difficile datazione con le usuali tecniche, in quanto solitamente non sono direttamente collegate con altri ritrovamenti.

Particolare di coppelle su una pietra aLillianes

Significato [modifica]

Le incisioni a coppella sono presenti in varie culture preistoriche e non, ma il loro reale significato rimane per ora un mistero. È quasi sicuro che queste scodelle scavate nella roccia fossero legate a qualche tipo di culto ancestrale, legato alla natura. Le ipotesi più plausibili sono quelle di culti legati all'acqua (le coppelle dovevano raccogliere l'acqua piovana e fecondare la terra) o di altari sacrificali per raccogliere il sangue delle vittime. Si è pensato anche che le incisioni potessero raccogliere grassi vegetali o animali per creare fuochi visibili, data la posizione dominante di gran parte dei siti.
In almeno un caso (a Lillianes, in Valle d'Aosta) la disposizione delle coppelle ricalca fedelmente una costellazione.

Un'altra interpretazione (di Riccardo Baldi in roccere.it) ipotizza che in alcuni casi l'esecuzione delle coppelle sia il risultato di microescavazioni per procurarsi da determinate rocce il minerale stesso ritenuto taumaturgico; in questo caso la coppella non sarebbe "il fine", ma il "risultato" dell'azione stessa.

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19 gennaio 2012 4 19 /01 /gennaio /2012 23:15

Alla fine del capitolo e video precedente Una scoperta straordinaria proprio mentre filmavo… (part I) abbiamo intravisto qualcosa (una scala sotterranea?), scendere sotto una grande roccia piatta, liscia, levigata, e con coppelle.

Ora facciamo il giro dell'antico altare celtico, e andiamo a vedere dall'altra parte, a ovest, che cosa c'è: avevamo visto una zona buia, scavata… forse una caverna?

 

 

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19 gennaio 2012 4 19 /01 /gennaio /2012 01:56

Cari lettori

è successa una cosa davvero sorprendente, bella e incredibile. Domenica pomeriggio, al tramonto, mi trovavo in zona "Ocelum bassa orientale". Ero convinto che da lì partisse la "Via delle Gallie" che avevo rintracciato più a occidente, alla stessa altezza (si veda  Una giornata particolare (part III)

Avevo portato con me la mia nuova "compagna di viaggio": una super videocamere full HD.

Ho filmato un bellissimo tramonto dietro la Sacra di san Michele (video che caricherò, per dare a tutti, anche quelli che non vivono in Valle, e soprattutto ai "cittadini", la possibilità di contemplare un tramonto dietro un luogo sacro, come "in diretta", cercando di sentirne "l'energia sottile", l'incanto.

La via delle Gallie, grazie al mio nuovo occhio elettronico (leggasi, super zoom della videocamera), era stata individuata dall'altra parte del piccolo vallone alla mia destra; stavo per incamminarmi, quando una poiana – che poi, guardando bene il video, si è rivelato essere un airone!.. – s'è levato in volo proprio da quella direzione: mi è venuto incontro ed è andato a nascondersi nel bosco a sinsitra, alle mie spalle, in direzione opposta. Senza batter ciglio, la mente spenta, l'ho seguito, e così mi son ritrovato in un boschetto – in cui, vi assicuro, come d'altra parte in tutta questa zona di "tor d'Ocèl", non ero mai stato prima! – che ha subito rivelato una sorpresa: uno stranissimo avvallamento, una specie di sentiero con muretti laterali al centro di due "tumulus" paralleli. Mi son messo subito a filmare... (mostrerò in seguito le imamgini: son convinto che si tratti di una tomba celtica…) Ma la cosa straordinaria doveva ancora avvenire.

 

Scopritela con me: vi assicuro che quello che vedrete, l'ho scoperto "in diretta" mentre filmavo. Non ero mai stato in quelle zone. Era il mio primo giorno con videocamera… E il Grande Spirito, e l'airone suo messaggero, mi hanno fatto un dono davvero sublime e incantato: una scoperta celtica straordinaria!!

Scopritela dunque con me, gurdando la prima parte del video...

E inauguriamo così la "Nuova Era 2012" dei video delle mie scoperte.

Buon viaggio

Rubiana Jones

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14 gennaio 2012 6 14 /01 /gennaio /2012 13:08

Eccoci finalmente alla terza puntata, in cui scopriremo forse dov'è realmente l'antica via delle Gallie in Val di Susa… 

Nei libri e articoli che ho consultato, grazie all'amica Elena (cfr. Una giornata particolare (part II) che – va detto – è andata in biblioteca a Caprie e gentilmente me li ha allungati (in particolare, l'ottimo Chiavrie: storia di un comune e di tre comunita, Caprie, Celle e Novaretto, Edizioni del Graffio, di Giorgio Jannon, che abbiamo poi conosciuto personalmente, e di cui ancora parleremo…) stupito e al settimo cielo ho scoperto che l'antica via romana delle Gallie, secondo gli storici locali, transitava per Torre del Colle e risaliva la Valle di susa, a mezza costa, tra Novaretto-Caprie in basso e Celle in alto (Torre del Colle che precedentemente sembra si chiamasse se non ricordo male Tor d'Ocel, toponimo che chiaramente rimanda alla nostra Ocelum [bassa] – che "guarda caso" è proprio lì dietro…). ;-)

Ebbene, proprio in queste zone avevo ritrovato testimonianze di un importante passato (mura, cocci di tegole romane in grandissima quantità, e quant'altro). Ma la cosa che mi ha messo veramente le ali ai piedi è stato ritrovare, con la buona Elena, la Via stessa: quella che ancora oggi – confusa, secondo il mio modesto parere, per una semplice mulattiera di montagna – è percorribile per diverse centinaia di metri. E accanto, strane strutture "a fungo", e colonne, forse testimonianza di un lontano passato: secondo me, quello che resta di antiche ville romane lungo la via.

Ecco dunque le foto, che parlano da sole credo.

 

Foto di quella che io chiamo "la Via delle Gallie" (ho vissuto a Roma tre anni, e girato il Lazio in lungo e in largo, e vi posso garantire che il "sapore", "l'atmosfera" che promana dalle antiche vie romane (ed etrusche) è assai simile a questa:

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Le strane strutture "fungiformi" e le colonne, testimonianza di un antico stile costruttivo ormai (quasi) perduto: secondo me, quello che resta di Ville romane del I-III secolo d.C., costruite sulla precedente Ocelum gallica, ormai romanizzata appunto.

 

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Queste "colonne", assai simili, sono invece completamente "inglobate" dalle abitazioni di epoca storica dei "nostri nonni" (ormai abbandonate da oltre 50 anni). In tutto e per tutto, sono simili alle "colonne di Rama", cfr.  Una giornata particolare (part II) poco lontane (circa 500 metri, a Valle).

 

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Ed ecco infine altre immagini della Via delle Gallie che trovo assai suggestive: è una lunga strada in piano, larga oltre due metri (dunque assai più di un semplice, stretto, sentierino acciottolato, "mulattirera", di montagna). Si trova a mezza costa sulla Val di susa, e da qui si gode indubbiamente di una vista e di un panorama bellissimi e "strategici". (N.B. Il tipo di pavimentazione, oggi semisepolta dalla vegetazione, è ancora un perfetto, antico ciottolato – che vediamo nel suo splendore nelle prime immagini di questo articolo, quando il tratto della Via, in discesa, non ha permesso la sedimentazione ("lavata via" dalle piogge alpine).

 

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20 dicembre 2011 2 20 /12 /dicembre /2011 19:24

"Ero in esplorazione coi simpatici giovani esploratori dal Nord Est, che con l'amico e fratello Marius abbiamo condotto in visita perlustrativa a Ocelum alta, circa un mese fa…" scrivevo all'inizio della prima parte di questo articolo… [Cfr. Una giornata particolare… (part I) ]

 

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Quando ci siamo allontanati dalla "pietra Kikka", Il simbolo dei druidi di Ocelum in un libro di René Guénon nella parte alta del villaggio (uno dei ritrovamenti più sorprendenti – convincenti! – perché lo stesso simbolo viene associato dall'autorevole René Guénon all'elite dei Druidi...) dopo pochi metri abbiamo incontrato Elena, una persona che "guarda caso" passava lì col compagno, e che "guarda caso" vive a Caprie, tenetevi forte… in Via Città di Rama!!… Rama: una leggendaria città megalitica (part I) Insomma, è stato spontaneo e naturale conoscerci al volo, scambiarci i numeri, e darci un appuntamento a Caprie per la settimana successiva…

 

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Ed eccomi a Caprie con Elena, che mi guida prima al castello diroccatissimo, ma con ancora tracce dell'antico passato medievale (e probabilmente longobardo prima, e romano ancora prima!) nei cocci e nei resti di tegole antiche che ancora affiorano dal "cortile interno"…

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[A proposito di Carlo Magno e dei Longobardi – "l'unico evento degno di nota negli ultimi duemila anni valsusini…" – di cui parlavo nel precedente articolo Una chiave di lettura esoterica alla TAV si veda anche il link… link ]

 

Dopo il Castello Elena mi ha portato nei boschetti dietro casa sua. Subito, abbiamo trovato rovine di costruzioni semisepolte dalla vegetazione; ma soprattutto, finalmente, ho avuto la conferma della "teoria costruttiva" che mi avevano raccontato i "vecchi" del luogo. Mi ero sempre chiesto: ma come facevano a dividere perfettamente i giganteschi blocchi? a tagliarli in due come burro?

Mi dicevano alcuni "anziani" ben informati: fin dalla notte dei tempi, da queste parti si fa così: si praticano dei fori a forma di cuneo allineati in orizzontale nella roccia, si aspetta una notte particolarmente gelida – proprio come queste notti qua, in Valsusa!! – si impregnano d'acqua i cunei di legno, si conficcano nei buchi… et voila, al mattino la dilatazione naturale del poderoso ghiaccio fa il suo lavoro, e il blocco è spaccato in due!

Ecco finalmente la conferma (il blocco che vedete in foto, probabilmente, si spaccò male, non perfettamente, e fu lasciato dov'era… O forse, chissà, gli antichi scalpellini dovettero abbandonare quei luoghi in fretta e furia, lasciando incompiuta l'ultima fase dell'operazione di taglio della pietra.

 

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Poco lontano parte una lunga "mulattiera" (per il momento, chiamiamola così: ma si tratta probabilmente di una diramazione dell'antica Via delle Gallie – di cui parlerò nel prosieguo dell'articolo – di fattura romana, o addirittura celtica, che abbiamo scoperto poco distante…

Ecco dunque qualche foto della "parte bassa" dell'antica Via (le foto che pubblicherò proxime saranno mooolto più stupefacenti!!)…


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Tutt'attorno, mura e resti di antiche costruzioni, semi-sepolti (anzi, perlopiù) dalla vegetazione…

 

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E infine… eccoci al "pezzo forte" (forse) della giornata! Tornando verso il centro abitato di Caprie, nel "cortile delle suore" ecco maestosa ergersi la famosa "colonna di Rama": questa, una delle più sorprendenti e misteriose tracce della mano di Rama – secondo la tradizione locale (secondo me, questa colonna, sicuramente strana e anacronistica, è il risultato dell'impasto, della modellazione e della… creatività di mani "certamente non antiche" quanto Rama – che risalirebbe a diversi millenni fa. È forse di fattura romana – ciò che resta di qualche villa (so per certo che porprio sotto i condomini lì vicino, facendo gli scavi per le fondamenta, si è trovato… di tutto di più…! Erano certamente insediamenti romani, quelli!

O forse quella colonna, in epoca più recente, medievale, è stata eretta utilizzando un impasto variegato di cocci romani, malta e pietre del fiume Dora poco lontana…

Si tratta comunque di un'opera singolare e affascinante, che nella tradizione popolare viene ancora indicata come la "colonna di Rama" (ce ne sono due, ma la seconda era penso seppellita dall'edera, e non ho potuto documentarne l'esistenza). E "guarda caso" a un centinaio di metri inizia la via "città di Rama" da cui questo articolo ha preso inizio, e con cui si conclude.

Ecco però le suggestive foto…

A presto! (L'esplorazione continua, naturalmente!!…)

Ma soprattutto: Grazie, Elena!

 

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[to be continued…]

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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 02:53

Ieri sono andato a trovare il mio amico e fratello (old lifes) Marius.

Lui fa un po' le cose che faccio io, ma dall'altro lato della Valle, proprio sotto la Sacra di San Michele.

E finalmente ho visto coi miei occhi l'impressionante, incredibile testa di druido scolpita nella roccia!!

Davvero affascinante e fuori dal Tempo.

Grazie Marius per questa che sembra essere davvero una scoperta unica e sconvolgente!

 

Ed ecco finalmente le mie foto… (super mosse e sfocate, naturalmente, essendo la mia mano "emozionata" e, soprattutto, l'ora già tarda e con pochissima luce...)

 

 

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(qui link  fortunatamente potete vedere la foto – assai migliore! – di Marius)

 

 

 

 

E infine, per la gioia degli appassionati di foto sfocate e di bassa qualità… altre immagini di Rama!! (antichi resti di muri-mura sulle pareti di roccia?)

 

 

[N.B.: sia la testa scolpita sia i "blocchi di mura", purtroppo, risultano assai distanti dal sentiero e soprattutto sono su ripide, scoscese pareti di roccia quasi irraggiungibili; quindi una verifica della presunta natura "artificiale" dei siti sarà difficile da fare, ahimè, in questo periodo (c'è da farsi male…)! La prossima primavera, con condizioni climatiche meno rischiose (leggasi: con le pietre "meno scivolose") cercheremo senz'altro di scalare questi pendii e di trovare la conferma, l'evidenza].

 

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10 dicembre 2011 6 10 /12 /dicembre /2011 01:44

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Ero in esplorazione coi simpatici giovani esploratori dal Nord Est, che con l'amico e fratello Marius abbiamo condotto in visita perlustrativa a Ocelum alta, circa un mese fa…

Dovrei scrivere una pagina di diario apposta per raccontare di quella bellissima giornata, ma mi limito a dire che è stata bellissima, appunto, piena di giovane entusiasmo e voglia di conoscere. E rimando a questi link, per chi volesse approfondire (i ragazzi in questione, ben più "tecnologici" e intraprendenti di me, hanno prodotto materiale, steso una relazione, creato pagine Internet, fatto riproduzioni 3D del Tumulus scoperto… Insomma, mi limito a "linkare" come si suol dire… e ancora a ringraziarli, per l'attenzione sincera che hanno manifestato per i miei luoghi dell'anima, e l'impegno "cavalleresco" che si son presi a tutelare e rispettare il più possibile il mio desiderio di privacy relativamente all'esatta ubicazione… che dev'esser naturalmente rivelata ai pochi realmente interessati, dall'animo puro: dopo migliaia di anni di "protezione spirituale" questi luoghi non han certo bisogno di turismo, dissennati scavi archeologici, interesse consumistico e predatorio, tipici ahimé – anche nel campo della Storia e dell'Archeologia – della nostra Era decadente…).

Possano le croci antiche proteggere, tutelare e preservare la sacralità dei luoghi!

 

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Ma passiamo alla "seria goliardia" giovanile (passatemi l'ossimoro), al fresco entusiasmo giovanile che ha caratterizzato quella giornata!

Ecco qualche foto dei membri della spedizione "archeo-misterica" e i loro bellissimi link…

 

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E infine, last but not least, il mio amico e fratello druido, eccezionalmente… con la borsa "della spesa verde stellata" (abbi pazienza Mà, questa dovevo proprio metterla!! :-))  :-)

 

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Una giornata davvero divertente, serena e stimolante. Una banda di "neo templari" alla ricerca del Graal…


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[To be continued…]

 

 

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8 dicembre 2011 4 08 /12 /dicembre /2011 23:00

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Ieri sfogliavo il numero di Novembre della stimolante e interessantissima rivista Fenix – su cui ho pubblicato negli ultimi due anni tre articoli, due con Mauro Biglino, sul fronte naturalmente Rama-Ocelum – e leggevo un articolo su strani tunnel sotterranei di età anche antichissima presenti nel sottosuolo austriaco.

A un certo punto stavo per cadere dal letto: una fotografia di menhir con foro doppio, che, stando agli autori dell'articolo, indicherebbe in quelle regioni la presenza di tunnel sotterranei nei paraggi (dove puntano i due fori, se non ho capito male). Ebbene: in una delle tre Ocelum che ho trovato, e precisamente in quella "bassa occidentale", son presenti le stesse tipologie, nonché strane nicchie nelle mura del villaggio: forse ostruite, chiuse, per evitare l'ingresso a una rete sotterranea di tunnel?

Ricordo che il buon don Renzo, parroco di Celle fino a qualche anno fa, nonché anima elevata e custode degli antichi segreti dei luoghi, mi parlava di tunnel sotterranei, addirittura che avrebbero collegato la chiesa di Celle alla Sacra di San Michele (sulla stretta connessione, reale, storica, tra le due costruzioni del X-XI secolo, parleremo diffusamente). 

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Ecco dunque prima le foto che ho fatto "direttamente" alle pagine della rivista Fenix stamattina; e poi le foto che sono andato appositamente a fare oggi pomeriggio a Ocelum bassa.

 

È stata una bellissima giornata di Sole, oggi, davvero singolare, con un clima mite e assolutamente inaspettato – dopo giorni di vento impetuoso, in Valle: stiamo per gettar luce su nuovi misteri sotterranei, sepolti da secoli, nel sottosuolo di Ocelum bassa?

 

 

Dalla rivista Fenix: tunnel sotterranei in Austria, indicati in superficie da "menhir con foro doppio".


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I "miei" menhir bucati e le strane nicchie nelle mura di Ocelum bassa: gli ingressi murati di antichi tunnel?


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L'esplorazione, naturalmente, è soltanto all'inizio – appena all'ingresso del Tempio del Tempo!

A presto!!

 

Rubiana Jones

 

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Altre foto di oggi…


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18 novembre 2011 5 18 /11 /novembre /2011 01:07

17-18 novembre 2011 - notte

Bene, eccomi dunque approdare a questa nuova avventura: condividere le mie scoperte, emozioni, sul fronte Rama - Ocelum. 

Due righe di presentazione prima di passare alla pubblicazione degli articoli e del corposo materiale fotografico.  Rama: una leggendaria città megalitica (part I)

Mi chiamo Andrea e ho passato il mio tempo migliore sulle montagne e i boschi del versante nord (Yang) della Valle di Susa – quello "baciato dal sole". Questo è un particolare importante subito da evidenziare: il microclima favorevole che ancora oggi "benedice" questo versante della Valle invogliò gli antichi costruttori a edificare dei veri e propri villaggi, in cui risiedere tutto l'anno – nonostante in alcuni punti l'altitudine degli insediamenti superi i 1000 metri! 

Vi assicuro che ancora oggi, nelle giornate di sole d'inverno, è possibile passeggiare in quei luoghi in maniche corte.

Ma chissà perché mi son messo a parlare del clima... Boh, va a sapere: misteri del Grande Spirito – a cui sempre devo render conto. ;-)

Forse, semplicemente, per rispondere a una domanda che spesso mi viene rivolta: ma questi antichi abitanti, risiedevano in questi luoghi TUTTO L'ANNO? – domanda che spesso nel corso degli anni i miei amici "cittadini" facevano a me, venendomi a trovare a Rubiana, anzi, ben oltre Rubiana, in un luogo davvero isolato e sperduto: “Ma vivi qui TUTTO l'ANNO?”.

Certo a loro doveva sembrar impossibile poter stare in simili solitudini, gelide e sconfortanti (?) – nei lunghi giorni nebbiosi d'inverno.

Ma tant'è... Son cresciuto lunghi anni nei boschi e come si suol dire "si fa di necessità virtù". Invece di andar in strada a giocare a pallone, o a infilarmi in una rissa “iniziatico-giovanile”, cominciai fin da giovane le mie escursioni montane; e trovai anche i miei luoghi appartati, “sacri”, in cui ritirarmi dal mondo, e infine al tempo dell’università preparare gli esami (Filosofia, disciplina poi disconosciuta, almeno nella sua dimensione “razionalistico-occidentale”). Insomma, imparai ad amare e a farmi piacere quello che lo Spiritus loci mi offriva. Familiarizzai con Lui. Imparai a sentirne la voce silenziosa nello stormire delle foglie; mi lasciai guidare dalle ispirazioni che gli Elementi mi donavano. In poche parole, imparai a esplorare le montagne, i boschi, i sentieri, le colline, con spirito diverso, con occhio diverso. E fu così che scoprii le pietre. 

Fin da giovanissimo.

Cominciai a osservare ogni affioramento litico; ogni masso era l’occasione per arrampicarmi, perlustrare, sentirne il respiro. E trovai antiche incisioni, coppelle, spesso croci celtiche: l’impronta dei miei antenati Galli, o Celti, che dir si voglia. In altra sede forse spiegherò meglio perché mi consideri diretto discendente di quelle antiche popolazioni alpine – ma non ora. Dico soltanto che quando parlo di Celti, o dei Galli, che provenivano da quella che oggi chiamiamo Francia, come si suol dire “mi vien la pelle d’oca”, o “mi si rizzano i peli sulle braccia”: in poche parole, sento pulsare fortissimo il mio sangue, il mio DNA celtico.

Dicevamo della Francia, da cui queste popolazione verosimilmente provenivano.

Ma che dire dello stile costruttivo con cui edificarono chilometri e chilometri di mura difensive? Lo stesso stile architettonico che ho trovato in Scozia, in Inghilterra, e poi in Bretagna. La stessa mano, la stessa perizia ingegneristica.

Dunque popolazioni ancora più “settentrionali” giunsero fin qui, a “svernare”, a costruire i loro avamposti più meridionali.

Ed ecco allora il senso dell’apparentemente superfluo blaterale iniziale sul clima: per quelle popolazioni, il microclima dei “miei” luoghi, i dolci declivi protetti, invisibili, nascosti, panoramici, dovettero sembrare un vero Paradiso in Terra, una terra “baciata dal sole” ideale per vivere, per erigere villaggi.

Detto così il lettore attento già si starà chiedendo: villaggi? Possibile che nessuno prima d’ora abbia scoperto “tracce di antichi villaggi celtici” nei monti della Bassa Val di Susa?

Ed eccoci dunque al dunque: la risposta è: Sì, è possibile.

È possibile che una grande mano invisibile, o Lo Spirito, o l’Astratto, come lo chiamiamo noi, abbia tutelato, preservato, protetto simili luoghi, abitati da centinaia se non migliaia di persone, per oltre duemila anni. (Ma è altresì possibile che l’occhio moderno sia diventato cieco a tal punto da cercare, e trovare, in quei luoghi, solamente funghi o castagne d’autunno, tutt’al più mirtilli a luglio – questa è una cosa che purtroppo va detta. L’occhio imbolsito dal “sistema” può camminarmi a un metro da un antico muro chiaramente – per me – celtico, e non accorgersi di nulla.

E quando porto qualcuno, qualche persona “di fiducia”, e mostro loro la fila di menhir, le mura, le nicchie nelle rocce, le incisioni rupestri, i dolmen, tutti strabussano gli occhi e mi fanno la stessa triste domanda: “Possibile che nessuno prima d’ora se ne sia accorto?”

Ed io ancor più triste e sconfortato dalla pochezza umana contempooranea rispondo: “Evidentemente sì. È possibile. Ma state pur certi che se tra un menhir e l’altro si nasconde un porcino, o una garitula, o addirittura un reale, quelli anche da 50 metri non se lo lasciano scappare!! Hanno un occhio predatorio di Falco, per quella roba lì”

E meno male, però, dopo tutto. Perché se lo stesso atteggiamento irrispettoso della natura, predatorio, tipicamente “occidentale moderno” avessero nei confronti dei “miei villaggi”… addio pietre, addio villaggi. Si porterebbero via tutto.

Per fortuna che ci pensa il Grande Spirito a tener loro gli occhi miopi.

Ma dicevamo prima: centinaia o migliaia di persone?

Sento già nell’etere affiorare il vostro comprensibile, incredulo scetticismo.

E anche qui la mia risposta è netta. Sì. Centinaia se non migliaia di persone, a giudicare dalla rete di centinaia di metri, ma dovrei dire chilometri, di mura difensive, a protezione dei singoli distaccamenti di villaggio – per ora, ho rinvenuto “nella foresta” tre grossi distaccamenti in tutto. E dubito che ce ne siano altri – ho battuto l’area in lungo e in largo, lo Spiritus lociormai mi dà del tu… Mi dice: Ah, eccoti nuovamente qua: ma non hai nient’altro di meglio da fare? Ed io: No. Per me il Paradiso in Terra è qui.

Ho scritto tutta questa introduzione tanto per rompere il ghiaccio e iniziare il Blog – vi assicuro che non pensavo “di fare il simpatico”, ma tant’è… quando scrivo “sotto ispirazione-dettatura” non so mai come e dove andrò a parare. Tutta questa tiritera, cari lettori, solo per dire una cosa: ho passato “i migliori anni della mia vita”, il miglior “tempo libero” di questa mia incarnazione, sulle tracce di due antiche civiltà perdute, che stanno poco alla volta, masso su masso, pietra su pietra, venendo fuori: la mitica, “antidiluviana”, città di Rama – la si immagini un po’ come “l’Atlantide della Val di Susa”, tanto per rendere l’idea ed evocare un altro mito altrettanto fantastico e stimolante – e la città celtica di Ocelum, di cui parla Cesare nel suo De Bello GallicoCesare e Ocelum

Di Rama si sa poco o nulla, ma vi posso garantire che esiste; ed esistono le tracce, vi sono ancora dei siti megalitici che parlano inequivocabilmente di lei – e il lettore particolarmente incuriosito vada subito sul Blog del mio amico druido Marcus, che sta portando avanti le stesse mie ricerche, scoperte, avventure sul fronte opposto (Yin) della Valle.

Di Ocelum per ora vi dico soltanto questo: se guardate questa cartina del I secolo a.C., scoprirete – e vi entusiasmerete come me nel constatare – che nell’“Italia del Nord Ovest” c’erano le città che poi son diventate Torino, Piacenza, Genova, Milano… Tutte, senza distinzione, si son trasformate in una città attuale, “moderna”. Tutte? Guardate bene.

Buonanotte anime antiche

Andruid


gallia


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Published by andruid - in Diario
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  • : sulle tracce delle misteriose civiltà di Rama e di Ocelum in Val di Susa. Ritrovamenti e rivelazioni.
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