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18 febbraio 2012 6 18 /02 /febbraio /2012 15:49

sacra_dal-basso.jpg


Nella FOTO: la Sacra vista dal basso, e…

100_0642.JPG 

... l'altro versante della Valle – pressoché uguale…

si vedano gli articoli precedenti:

Esplorazioni a Ocelum col mio amico Mauro (part II)

Esplorazioni a Ocelum col mio amico Mauro (part I)

Altre leggende

Molto altro la Sacra può però riservare al pellegrino che vuole compiere questo viaggio; un viaggio che unisce due versanti di una valle, due luoghi in cui la leggenda e la storia si sono fuse per raccontare vicende e idee di uomini che hanno vissuto un loro particolare rapporto con il divino, siano essi celti, romani, longobardi o cristiani.

Un legame che attraversa la storia e il vuoto vertiginoso dello spazio definito dal monte Caprasio e dal Monte Pirchiriano che incombono sulle Chiuse di San Michele. Uno spazio vuoto, un precipizio di centinaia di metri, in cui secondo la tradizione popolare si gettò la bella Alda per sfuggire ai soldati di ventura; si sarebbe miracolosamente salvata, però, per soldi o per vanità, volle ripetere davanti a una folla di curiosi l’esperienza miracolosa. Ma questa volta si sfracellò malamente, non avendo più dalla sua parte la “mano divina” a salvarla.

Secondo altre leggende popolari che si sono prodotte e stratificate nei secoli nell’immaginario collettivo valligiano, la Sacra è stata teatro di sinistre e misteriosissime rievocazioni di battaglie medievali: alcuni testimoni, specie negli anni Ottanta, avrebbero nottetempo assistito alla processione e al clangore di spettrali cortei di anime medievali…

Ma questo monte panoramico fu anche un luogo d’osservazione privilegiato e da molti percepito come ottimale per assistere – o provare ad assistere – alle incredibili manifestazioni di luci misteriose (leggasi Ufo) che nel novembre del 1973 tutte le notti interessavano il cielo sopra l’altra montagna sacra della Valle, il Musiné, ben visibile da qui.  Il Musinè, monte sacro e magico (part I)

 

musine-sacra-copia-1.jpg

 

 

Infine, una curiosità: per ambientare il suo capolavoro Il nome della Rosa, Umberto Eco ha forse preso spunto proprio dalla Sacra di San Michele, zona che conosceva bene perché nell'infanzia e nell'adolescenza trascorreva periodi estivi nella zona, presso parenti. Chiudiamo con le sue parole:

Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l'Abbazia. Pareva davvero che la roccia si prolungasse verso il cielo, senza soluzione di tinte e di materia e diventasse a un certo punto mastio e torrione, opera di giganti che avessero gran familiarità con la terra e con il cielo.



 

Finivamo insieme l'articolo con alcune suggestioni di "Geografia Sacra". Riporto qui solamente un'immagine evocativa: avremo modo in altra sede di approfondire l'interessantissimo argomento!!
Linea-San-Michele-Arcangelo


A meno che non sia, naturalmente, un vero Templare possessore delle chiavi esatte di interpretazione e “apertura” dei simboli iniziatici disseminati qua e là nelle forme geometriche e artistiche di questo raro esempio di Tempio sacro (templare?) medievale…

 

 


 

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18 febbraio 2012 6 18 /02 /febbraio /2012 11:39

sacra-neve

 

Come promesso nel precedente articolo, Esplorazioni a Ocelum col mio amico Mauro (part I) pubblico ora alcuni brani di Mauro tratti dall'articolo pubblicato insieme su una nota rivista di archeologia misteriosa un paio d'anni fa. Il titolo era...

 

Il “ponte sacro” di San Michele

Due luoghi magici all’ingresso della Val di Susa

 

I due luoghi "magici" in questione sono Celle, di cui parlo spesso e diffusamente, Il Becco dell'Aquila Ocelum in una carta dell'Ottocento Cesare e Ocelum e la Sacra di San Michele. Ci eravamo divisi i compiti: Mauro dava qualche suggestione sulla Sacra, luogo assai "famoso" qui in Valle, ma non necessariamente conosciuto dal pubblico nazionale.

 

Il monte Pirchiriano e la Sacra di San Michele

La Sacra di san Michele è posta in uno dei luoghi indubbiamente più suggestivi dell’arco alpino, talmente potente dal punto di vista emozionale che, prima ancora che i monaci cristiani, aveva già colpito gli antichi abitanti della valle di Susa e delle pianure circostanti.

Alcuni storici ipotizzano che sul Monte Pirchiriano esistesse in epoca romana un presidio militare (castrum) che controllava la strada verso le Gallie, Una giornata particolare (part III) La Via delle Gallie: immagini video come parrebbero testimoniare i reperti di lapidi e frammenti romani rinvenuti in loco, ma prima ancora l’intero Monte Pirchiriano era abitato, o almeno frequentato, da popolazioni ben più antiche che hanno lasciato traccia di sé in vari reperti ora disseminati nel territorio circostante. Di notevole fascino è un centro cultuale costituito da una fila di 12 menhir disposti lungo l’asse est-ovest che paiono formare una chiara triangolazione con un menhir solitario posto a nord, rispetto ai primi, ad una distanza di una trentina di metri.

Il tutto si trova in una radura a tratti pianeggiante nella quale la presenza preziosa dell’acqua è ben visibile ancora oggi (un’improvvisa sorgente d’acqua “sacra” sgorga rigogliosa dalla montagna, a pochi metri dalla fila dei menhir): l’insieme non manca di suscitare un notevole fascino (non dimentichiamo inoltre che esattamente dall’altra parte della Valle troviamo lo stesso antico simbolismo megalitico e la presenza di Fonti sacre, come abbiamo visto).

 

100_0569.JPG


Ma l’intero territorio, la costruzione sacrense e la sua localizzazione sono portatori di simili sensazioni.

L’insediamento romano doveva avere una cappella castrense (fanum) ad uso delle truppe di fede cristiana. Come sempre si verificava in questi casi, la cappella veniva edificata fuori dal castrum che, nel caso della Sacra, doveva trovarsi sulla parte nord, quella che domina le Chiuse sottostanti e che attualmente ospita le rovine del Monastero Nuovo.

Successivamente anche i Longobardi installarono un presidio che fungesse da baluardo contro le invasioni dei Franchi e forse proprio ai Longobardi si deve la realizzazione del sacello a nord, il più antico tra quelli presenti nella cripta alla quale si accede dal pavimento della chiesa.

L’edificazione della Sacra

Com’è ovvio pensare, non è facile individuare con certezza il momento preciso in cui ebbe a sorgere la Sacra di San Michele: le fasi iniziali della sua nascita sono oscure, incerte, avvolte in un’alternanza di storia e racconti leggendari.

Lo storico più antico che ce ne parla fu un monaco benedettino, Guglielmo, vissuto proprio in quel cenobio e che, intorno alla fine del secolo XI, scrisse il Chronicon Coenobii Sancti Michaelis de Clusa. In questo scritto la data di fondazione della Sacra è indicata nel 966, ma lo stesso monaco, in un altro passo della sua opera, ci dice che la costruzione iniziò sotto il pontificato di Silvestro II (999-1003). Per quanto concerne la fondazione, alcuni studiosi sono orientati a identificare negli anni 999-1002 il periodo in cui si avviò la realizzazione di questa Abbazia, mentre per altri la data di nascita dovrebbe essere anticipata agli anni 983-987. In sostanza quindi l’origine vera e propria della costruzione risale al tempo in cui visse Giovanni Vincenzo tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. […]

Allora superiamo il Sepolcro dei Monaci, la Porta di Ferro, il portale d’ingresso e ci incamminiamo lungo lo Scalone dei morti: una scala in pietra, ripida, che risale lungo le rocce che costituiscono la cima del monte e che sono state meravigliosamente inglobate nella struttura dalla quale però fanno capolino. Nel pavimento della chiesa, alla base di una delle colonne monumentali che la sorreggono, spunta in modo inatteso la cima del monte che la ospita! Una chiesa dunque che è stata costruita non “su” un monte, ma “attorno” alla sua cima rocciosa!

L’ascesa lungo lo scalone dei morti (chiamato così perché fino ad alcuni decenni fa conteneva ancora gli scheletri dei monaci sepolti lungo le sue pareti) costituisce una sorta di percorso iniziatico che porta dalle tenebre alla luce.

Questa è infatti l’impressione chiara che avverte colui che lo percorre: una salita liberatoria dal buio della materia alla luce dello spirito.

Nella sua parte alta, infatti (quella che dà accesso all’ultima rampa di scale), si trova il Portale dello Zodiaco, un vero concentrato di simbologia medievale.

porta-zodiaco.jpg

Dal basso dello scalone si presenta come un punto di luce abbagliante, una meta cui tendere, una promessa, un obiettivo atteso che, una volta raggiunto, dispiega tutta la sua meraviglia fatta di tecnica pregevole e di contenuti che destano meraviglia.

Nel suo insieme quest’opera è un esempio di arte romanica, realizzata da maestranze ben addestrate che lavorarono, tra il 1120 e il 1130, agli ordini del maestro Nicolao che vi ha realizzato personalmente alcuni degli elementi e vi ha lasciato la firma.

L’opera si inserisce nella simbologia del percorso ascensionale che, dall’oscurità del peccato, conduce alla illuminazione divina: dal buio dello Scalone dei morti si giunge alla luce dell’ultimo tratto che introduce al tempio vero e proprio. Un percorso dalla morte alla vita che vede rappresentati nei capitelli delle colonnine i peccati come la lussuria, la violenza e la menzogna… ma anche la vittoria sulla morte e la resurrezione.

La struttura è formata da due ordini di archi a tutto sesto realizzati in pietra ferrigna.

Sullo stipite destro, sul lato rivolto allo Scalone dei morti, si possono vedere i 12 segni dello Zodiaco (da cui il nome) chiusi in cerchi formati da rami intrecciati.

Tra i segni zodiacali osserviamo in particolare quelli dello scorpione e della bilancia che sono racchiusi nello stesso cerchio e il segno del Cancro: in quest’ultimo si può facilmente cogliere la raffigurazione di un vescovo con la testa rovesciata.

Forse questa immagine irriverente è un’ennesima testimonianza della conflittualità che ha spesso caratterizzato i rapporti tra la Sacra e la sede vescovile di Torino […]


sacra_di_san_michele_porta_zodiaco_7862.jpg

 

La faccia interna dello stipite contiene decorazioni floreali, animali e immagini ricche di quella simbologia che era propria della spiritualità medievale. Sullo stipite di sinistra, sul lato verso lo Scalone dei morti, sono rappresentate 16 costellazioni affiancate dai nomi. Alla loro sinistra si legge la scritta Hoc opus ortatur sepius ut aspiciatur, che significa «quest’opera esorta ad osservarla ripetutamente». Indubbiamente un invito.

Sulla faccia centrale si vedono altre decorazioni di vario genere realizzate veramente con grande perizia, senza alcun dubbio contenenti preziosissime informazioni simboliche comprensibili solamente da veri iniziati, possessori delle chiavi per “aprire” il mistero artistico-simbolico. A destra e a sinistra si leggono infatti due versi (uno dei quali mancante di una parte): Hoc opus intendat quisquis bonus expendat / Flores cum beluis comixtos cernitis, che significano «comprenda quest’opera chiunque, capace, ne misuri il valore, vedete fiori frammisti ad animali». Ecco dunque un altro messaggio ermetico e un invito rivolto a chi ha capacità di comprendere il significato di un’opera che va ben oltre. Un messaggio posto al vertice di una salita che dal buio porta alla luce.

Numerose sono le interpretazioni avanzate e volutamente non le riportiamo, perché ciò che conta in un viaggio come questo è il fatto che ciascun pellegrino interpreterà e vivrà questo invito a modo suo, aprendo il cuore e lasciandosi ispirare dalla magia del Momento.

 

[to be continued…]

Metto infine un video che ho trovato su You tube, con belle immagini della Sacra e la classica musica evocativa!

 


 

super P.S. Alla base del monte della Sacra, tra la Chiusa di San Michele, Sant'Ambrogio ecc., nelle foreste e nei pendii rocciosi del versante "Yin" della Valle, il mio amico druido Marius, che fa ricerche simili alle mie, ma appunto dall'altro lato della Valle (io da quella parte non mi avventuro! e infatti anche con Mauro, l'articolo sulla Sacra… l'aveva fatto lui ;-) ... Marius dicevo sta scoprendo e pubblicando queste cose interessantissime!!...

Ecco il suo Blog!

link

 

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29 gennaio 2012 7 29 /01 /gennaio /2012 13:04

Oggi apro una breve parentesi per cominciare a parlare del Monte più misterioso, "famoso" e discusso (anche in un recente programma di Italia 1, Mistero) della zona: il Musiné.

 

musinà-da avigliana

 

Questo e un brevissimo riassunto per cominciare a introdurvi l'argomento, che come vedremo spazierà dall'archeologia, all'astronomia, all'ufologia, alle leggende sulle masche (streghe)…

Insomma: sul Musiné, dalla notte dei tempi, pare che accadano cose "meravigliose"…

Ecco alcuni "assaggi" in sintesi.

 

 

Il Musinè, monte sacro

Nel 313 dopo Cristo, secondo un’interpretazione della nota leggenda, Costantino avrebbe visto in cima a una montagna una croce infuocata con la scritta: In hoc Signo Vinces, “Con questo segno vincerai” (1), decidendo così di adottare la religione cristiana come religione di Stato. Non tutti sanno però che la montagna in questione – secondo alcuni "storici valligiani" di parte? – sarebbe il Musinè, nella Bassa Val di Susa, a ridosso di Torino, considerato da sempre un (o forse “il”) monte sacro (2) dalle forti connotazioni magiche.

Oltre all’episodio della Croce di Costantino, in questo luogo sarebbero ambientate infatti leggende medievali le più stravaganti, storie di streghe – le masche del folklore locale –, di misteriosi maghi bianchi sbucati da caverne sotterranee, storie di folletti e di fantasmi…) e negli ultimi anni ufologiche.

A tale proposito, nell’anno 1973, «La Stampa» e «Stampa Sera», nei primi giorni di dicembre, riportarono numerosissimi articoli di avvistamenti, sul Musinè ma in generale su tutto il Torinese, di luci colorate, palle infuocate: insomma, di UFO veri e propri! E da qui il salto della tradizione “esoterica” piemontese fu breve: si cominciò a parlare di basi extraterresti sotterranee, di materiale radioattivo e di minerali presenti solamente nel Musinè e in altri due o tre luoghi della Terra, il tutto nascosto ovviamente nel cuore sacro della montagna…).

 

 

La trattazione del binomio “Mistero e Musinè” è però molto lunga, non possiamo certo finire qui il viaggio: torneremo presto a far rotta su questa montagna magica!! (che, va detto, è a poca distanza dalla "nostra" Ocelum, dunque sicuramente, per i sacerdoti-druidi del tempo, il musiné costituiva una zona sacra sopraelevata su cui celebrare riti).

 

A presto allora, con questo nuovo fronte di ricerca che ha a che fare prevalentemente con le categorie del "magico", del "leggendario", del "misterioso".

 

musine-sacra.jpg

 


1. In cima al Monte Musinè fu edificata un’enorme croce in cemento armato, ben visibile dalla Valle sottostante, nel 1901. Ecco parte de testo inciso sopra: IN HOC SIGNO VINCES / A PERPETUO RICORDO DELLA 
VITTORIA DEL CRISTIANESIMO
 CONTRO IL PAGANESIMO
 RIPORTATA IN VIRTÙ DELLA
 CROCE NELLA VALLE 
SOTTOSTANTE IN PRINCIPIO 
DEL SECOLO IV
 / SUA MAESTÀ IL RE
 VITTORIO EMANUELE []”.

 

2. Secondo la tradizione celtica locale, giunta fino a noi, le montagne sacre della zona sono tre: il Musinè, il monte Pirchiriano (su cui poi sorse la Sacra di San Michele, simbolo della Regione Piemonte) e il Rocciamelone (la montagna più alta di questo settore di Alpi).

 

 

 

Ecco infine un simpatico video che ho appena trovato su intenet (il primo che ho aperto): tanto per rendere l'idea del binomio "Musinè-UFO" che, a partire dagli anni Settanta, qui in Val di Susa è piuttosto "di moda".

 

 


 

 

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27 gennaio 2012 5 27 /01 /gennaio /2012 14:34

Si vedano anche i precedenti articoli:

Rama: una leggendaria città megalitica (part I)

Rama: una leggendaria città megalitica (part II)

 

1 rama-carta

 

Pubblico nuovamente l'incredibile particolare che ho scoperto in una Carta della fine del Settecento, in cui si scrive "Rovine di Rama"… Rama in una carta del Settecento! L'ennesima conferma che nei secoli passati, in Valle, si parlava di questa leggendaria città-civiltà antidiluviana. Ecco in quel punto esatto che cosa si trova oggi… Fila di mura (centinaia di metri) spesse oltre due metri…

 

3 rama-autore

 

Rama

È in questo ordine di idee, allora, che si va a collocare il discorso sulla leggendaria città-civiltà di Rama.

Secondo alcuni cronisti della fine dell’Ottocento e del Novecento, e secondo le vecchissime (millenarie?) tradizioni orali della Valle di Susa, nella notte dei tempi in Valle un misterioso popolo governato da “maghi giganti” (si sarebbero trovati dei sarcofagi di pietra contenenti ossa umane di tre metri!…), avrebbe dunque edificato possenti cinta di mura con enormi massi di pietra per proteggere altrettanto possenti “templi” sacri, in cui effettuare riti magici.

 

 

 

Secondo alcuni ricercatori che hanno tentato di approfondire lo studio di questa antichissima Tradizione orale valligiana, si sarebbe trattato di uno “sciamanesimo solare” (1), che avrebbe avuto origine proprio dalla caduta nella zona dell’Eridano – che secondo la leggenda greca, più specificamente, significava la zona di convergenza dei due fiumi Dora ed Eridano (2) nell’area appunto che comprende la Bassa Valle di Susa e Torino – di un meteorite contenente materiale ferroso e anche grandi quantità d’oro. Nel luogo dell’impatto, “indicato dal dio Sole”, sarebbero dunque venute le genti di Rama, guidate dal segno divino, a fondareun’area sacra, e a fondere il materiale aurifero per forgiare un meraviglioso disco solare (3) di notevoli dimensioni (si parla di due-tre metri di diametro), simbolo del nuovo culto dello Sciamanesimo solare.

 

DSC00754

 

Nel corso del tempo la città di Rama sarebbe divenuta meta di pellegrinaggio da parte dei più alti sacerdoti del mondo antico (si parla addirittura di una fantastica Biblioteca sacra contenente i Testi antichi – di cui alcuni frammenti in lingua incomprensibile sarebbero stati trovati, e ora custoditi, dai moderni “Custodi” di Rama) e, una volta scomparsa, si sarebbe comunque conservata nei secoli, e nei millenni, la consuetudine di fare un “pellegrinaggio” spirituale nella terra della magia, secondo alcuni cronisti locali fino quasi ai giorni nostri, nell’Ottocento. Si spiegherebbe allora il perché, forse alcuni secoli o millenni dopo la scomparsa di Rama, da sud una stirpe di nobili egizi facesse migliaia di chilometri per andarsi a stabilire nelle “anonime” terre dei Taurini – che però, guarda caso, veneravano il loro stesso dio toro Api… – (se è vero che nel sottosuolo torinese è stata rinvenuta una lapide con iscrizione dedicata alla Dea egizia Iside); mentre da nord scendevano tribù di galli probabilmente guidate dalla saggezza dei loro sacerdoti, i druidi (che tra l’altro, secondo alcuni storici, in origine non erano neppure celti “di stirpe”, ma di “adozione”, essendo invece tra i pochi sopravvissuti della colonia atlantidea del Nord – quando a sud gli altri sopravvissuti sarebbero stati invece i sacerdoti egizi…).

Ecco dunque Torino e la Valle di Susa intesi come luogo sacro, terra magica in cui confluiscono tradizioni antichissime e (apparentemente) assai lontane.

 

 

Last but not least: il mio amico druido Marius, che cura il Blog "gemello diverso" di questo, ha appena fatto scoperte sensazionali a proposito di Rama, appunto. Andate subito a vedere le immagini!!

link

 

36 - Eridanus 1


1. In particolare, gli studiosi Giancarlo Barbadoro, Hanno anche parlato di Rama…  autore di numerosi articoli e ricerche sull’argomento, e Antonio Zampedri, autore del libro Magia e leggenda in Valle di Susa; e soprattutto, negli anni Settanta, la scrittrice Giuditta Dembech, autrice dei fortunatissimi libri Torino magica e Musinè magico – Archeologia e leggenda in Valle di Susa.

2. In altra sede parleremo, a proposito delle origini celtiche della zona, delle straordinarie coincidenze e assonanze nella toponomastica; si veda qui semplicemente il nome del fiume gallico per eccellenza, più volte citato da Cesare: il Rodano…

3. Si (ri)vedano a tale proposito le successive mitologie celtiche del Graal o dei Cavalieri della Tavola rotonda

Ma si pensi anche alle riunioni mondiali di maghi che periodicamente, ancora oggi, si terrebbero a Torino…

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1 dicembre 2011 4 01 /12 /dicembre /2011 23:12

riassunto_2012-copia-1.jpg

Rama: una leggendaria città megalitica (part I)

 

… e Platone

Ma è Platone stesso a parlarci di questo evento “apocalittico” raccontato poi da Ovidio – la caduta dal cocchio del Sole guidato da Fetonte nel fiume Po, l’Eridanus – nel suo famoso testo il Timeo (in cui si narrano “guarda caso” anche le misteriose vicende di un’altra mitica città-civiltà del passato, Atlantide… – dunque un altro possibile collegamento tra Rama e Atlantide scorgiamo tra le righe…).

Il filosofo greco era certamente entrato in contatto con i custodi “stranieri” della Tradizione antica (Egizi sicuramente, e forse Caldei, Ebrei, Persiani…) e attraverso le sue opere apparentemente “leggere”, “divulgative”, ci parla dei misteri più occulti di Essa


Plato-accc

 

Ma leggiamo le sue parole.

Il greco Solone ha incontrato alcuni sacerdoti egizi, e sta cercando di “stuzzicarli”, diciamo così, per vedere che cosa sanno realmente. Ma la stoltezza e ingenuità del giovane greco, e della sua “giovane tradizione greca”, viene subito individuata e sottolineata dai grandi Sapienti…

Allora uno dei sacerdoti assai vecchio disse: «Solone, Solone, voi Greci siete sempre bambini, e non esiste un Greco vecchio».

E Solone, dopo aver ascoltato, chiese: «Come? Che cos’è questa cosa che dici?».

«Siete tutti giovani» rispose il sacerdote «nelle anime: infatti in esse non avete alcuna antica opinione che provenga da una primitiva Tradizione e neppure alcun insegnamento che sia canuto per l’età. E questa è la ragione. Molte so

no e in molti modi sono avvenute e avverranno le perdite degli uomini, le più grandi per mezzo del fuoco e dell’acqua, per moltissime altre ragioni altre minori.

Quella storia che presso di voi si racconta, vale a dire che un giorno Fetonte, figlio del Sole, dopo aver aggiogato il carro del padre, poiché non era capace di guidarlo lungo la strada del padre, incendiò tutto quel che c’era sulla terra, e lui stesso fu ucciso colpito da un fulmine, viene raccontata sotto forma di mito, ma in realtà si tratta della deviazione dei corpi celesti che girano intorno alla terra e che determina in lunghi intervalli di tempo la distruzione, mediante una grande quantità di fuoco, di tutto ciò che è sulla terra».

Ma non appena presso di voi e presso altri popoli viene inventato l’uso della scrittura e di tutto ciò che serve per la città, ecco che di nuovo, nel solito spazio di anni, come una malattia giunge il terribile diluvio dal cielo, e di voi lascia coloro che sono inesperti di lettere e di arti, sicché diventate di nuovo dal principio come giovani, non sapendo nulla né di ciò che accadde qui, né di ciò che accadde presso di voi, e che avvenne in tempi antichi».

 

meteorite


Viene così ribadita ancora una volta – da parte di un greco antico! – la superiorità della casta sacerdotale egizia, che tutto conserva e trascrive «nei templi».

Come non percepire la nostra inadeguatezza, «giovanil leggerezza», per quanto riguarda la vera Conoscenza, la Tradizione, che è stata sempre anche conoscenza del lontanissimo passato, in un ordine di idee relative ai cicli cosmici che neppure riusciamo bene a concepire. Come non sentirci, dopo tali parole dirette e profonde, anche noi stessi alla stregua di «giovani ignoranti delle cose antiche», e in particolare degli sconvolgimenti che sconquassarono la Terra.

Le grandi civiltà del passato possedevano invece questa Conoscenza; i loro sacerdoti erano molto attenti alle vicende cosmiche sul lungo periodo, e si muovevano di conseguenza (si pensi all’attenzione quasi maniacale per il calcolo del tempo per esempio presso i Maya, o agli Yuga e ai Kalpa della tradizione Indiana…). E accanto alla tradizione scritta, ben catalogata e conservata in archivi segreti e ai più inaccessibili, presumibilmente sotterranei – posti per quel che possiamo immaginare nei luoghi del pianeta in cui seppero prevedere che ci sarebbe stato il minore impatto a seguito della successiva catastrofe – le caste sacerdotali dei popoli antichi conoscevano molto bene l’importanza della Tradizione orale, forse la sola in grado di salvarsi realmente, e di salvare concretamente la Tradizione, in caso di sconvolgimento epocale.

 

Sfinge

 

p.s. Segnalo, del mio amico fratello Marius, su Rama e gli antichi druidi valligiani…

link

http://cittadirama.over-blog.com/

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25 novembre 2011 5 25 /11 /novembre /2011 01:52

 

1 rama-carta-copia-1

 

In tempi remoti la Valle di Susa fu teatro di una misteriosa città megalitica chiamata “Rama”, distrutta poi da un immane cataclisma. I suoi abitanti furono una popolazione di giganti venuta da molto lontano per praticare una forma avanzatissima e raffinata di “magia” in quella che veniva considerata una vera e propria “terra sacra”. Questo ci raccontano le antiche tradizioni valligiane.

Rama in una carta del Settecento!

Ma perché questi luoghi erano considerati “sacri”, “magici”?

Apriamo una parentesi sulla “città della magia” per eccellenza, Torino (distante appena una trentina di chilometri dal supposto centro di Rama) e domandiamoci: da dove deriva questa “fama”?

 

Eridania (Torino)

Storicamente parlando, Torino fu inizialmente un sito preistorico abitato dal popolo “ligure” dei Taurini; alcuni secoli e millenni dopo, questi sarebbero entrati in contatto con i Celti dell’Età del Ferro (I millennio a.C.) – o Galli, come li chiamavano i Romani.

Secondo però una leggenda da sempre caldeggiata da alcuni studiosi torinesi – si veda l’opera Historia della città di Torino di Emanuele Thesauro (1594-1675), storico di corte di Madama Cristina – nella metà del II millennio a.C. giunsero addirittura genti di stirpe egizia comandate dal principe-sacerdote Eridano – da cui forse il nome Eridanus, costellazione che gli antichi “Europei” associavano al (identificavano col) fiume Po, gli Egizi al Nilo…

 

apianus_35_eridanus_copia.jpg

 

Gli autori classici: Ovidio…

L’antico nome del fiume torinese è addirittura citato nelle Metamorfosi (libro II, vv. 1-332) di Ovidio, poeta latino vissuto attorno al 30 a.C.:


Il cocchio del Sole andò a riscaldare l’Orsa Maggiore che cercò invano refrigerio nel mare, con il suo calore risvegliò il Drago prima inerte, fece fuggire sconvolto il Bifolco; e quando giunse presso la costellazione dello Scorpione, Fetonte ebbe paura delle sue chele e della sua coda velenosa, e lasciò cadere le redini.
I cavalli si diressero allora verso il basso e la Terra venne riarsa: fu così che la Libia diventò un deserto, la pelle degli Etiopi si fece nera e molti mari si prosciugarono. Per porre termine a tali disastri, Zeus colpì Fetonte con la sua folgore, facendolo precipitare nell’Eridanus
, dove morì.

 

Secondo questo racconto leggendario, Fetonte, figlio del Dio del Sole, un giorno provò a guidare il cocchio del padre – nonostante questi gli avesse negato categoricamente il permesso! Come possiamo ben immaginare, “fatalmente” il giovane ribelle fallì nella sua impresa, causando immani disastri su tutto il pianeta, finché suo padre non si decise a punirlo e a colpirlo «con la sua folgore facendolo precipitare», appunto, nell’Eridanus, vale a dire – secondo alcune interpretazioni – nel fiume Po (e più precisamente alla sua confluenza col fiume Dora).

Ma quando avvenne?

E dove, esattamente?

Ma soprattutto: perché esattamente in questi luoghi?

Come interpretarono tali eventi i popoli antichi? Il cui approccio alla vita, presumibilmente, era di tipo “magico”? Un evento del genere senza dubbio venne interpretato in forma simbolica, come un Segno, dall’alto, di una Volontà divina; come l’indicazione dal cielo, divina quindi, che quel punto preciso della Terra dovesse essere considerato una Regione “magica”, una terra “sacra” appunto…

E la leggendaria Rama prima, e la Torino “magica” poi, ben s’innesterebbero in questo variopinto Albero genealogico, le cui radici affondano nell’antichissimo humus dei miti locali.

 

Rama: una leggendaria città megalitica (part II)

36 - Eridanus 1

 

Rama in un famoso libro di fantascienza: un asteroide in pianura padana!

 

[Parentesi “sentimentalistica” (in un blog, si puòJ): ho avuto modo di vivere un anno in questo esatto luogo, poco distante dal Lungo Po Antonelli, non lontano dal centro di Torino, e vi posso garantire che ancora oggi regna in quelle zone un’atmosfera particolare, magica, misteriosa. La zona stessa in alcuni scorci è rimasta come sospesa nel tempo, rimanendo pressoché identica a oltre cento anni fa – non ho difficoltà a considerarla la zona più sconosciuta e affascinante di Torino: si effettua un vero e proprio viaggio nel tempo, nella Torino ottocentesca, passeggiando nei suoi viali sterrati, all’ombra dei suoi alberi secolari, il lento sciabordio del Po poco distante… – e tutte le mie “poesie Bonsai” poesie Bonsai – Eridania 2008  son nate così, in un lento autunno di tre anni fa esatti, trascorso nella Pace antica di Eridania].

antonelli

 

Pubblico infine alcune citazioni, come consuetudine…

Eridano (costellazione)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Eridano (in latino Eridanus) è il nome classico del fiume Po; e in effetti questa costellazione, rappresenta, almeno nella cultura greco-latina, il fiume Ηριδανός, perciò è (raramente) definita Fiume Po. Fa parte delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, ed è oggi una delle 88 costellazioni moderne. […]

Si tratta di una vasta costellazione, che si estende specialmente in declinazione, partendo dall'equatore celeste e spingendosi a sud fino oltre l'orizzonte meridionale di gran parte delle regioni dell'emisfero boreale. L'area ricoperta da questa costellazione si può individuare facilmente, essendo tutta quella parte di cielo posta a sud-ovest di Orione. Il periodo migliore per la sua osservazione ricade tra i mesi di novembre e marzo (e dall'emisfero sud anche più a lungo). […]

La sorgente del fiume è indicata dalla stella Cursa, ai piedi di Orione; si snoda poi verso sud, compiendo diverse anse via via sempre più strette man mano che si scende verso meridione seguendo varie concatenazioni di stelle deboli. Compie l'ultima ansa in corrispondenza della stella Acamar (dove anticamente veniva indicata la fine della costellazione) e termina infine con la brillante e isolata Achernar. Questa stella anticamente non era nota, poiché a causa della precessione degli equinozi si trovava molto più a sud (4000 anni fa era addirittura la "Stella Polare" australe). Acamar, che in antichità si trovava molto bassa sull'orizzonte all'epoca di Tolomeo,

era considerata in pratica l'ultima stella nota in quella direzione, sotto la quale non erano noti altri astri. Eridano contiene un centinaio di stelle visibili a occhio nudo, ma a parte Achernar, sono tutte s

otto la terza magnitudine. Anche presso gli egizi ritroviamo questa costellazione, che però rappresenta, com'è logico, non il Po ma il Nilo.

Eridanus constellation map


Stelle principali della costellazione dell'Eridano.

[…]

δ Eridani, chiamata Rana, dista 27 anni-luce ed ha magnitudine 3,72 e colore rossiccio. Si trova a nord-ovest di Zaurak. Delta Eridani (δ Eri, anche nota col nome di Rana) si trova a circa 29 anni luce di distanza dal Sistema solare ed è una stella della sequenza principale di classe spettrale K0-IV.

ε Eridani, di poco a ovest di Rana, ha magnitudine 3,73 ed è tra le più vicine stelle visibili a occhio nudo: si trova a 10,8 anni-luce. La sua luminosità è un terzo di quella solare, la massa 0,9 e il diametro 3/4 di quello della nostra stella. Peter van de Kamp nel 1973 ha annunciato che nei suoi pressi orbita un compagno oscuro la cui massa è appena il 5 per cento di quella solare.

 

 


 

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