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30 novembre 2011 3 30 /11 /novembre /2011 16:51

 

campana-sibilla.jpg

 

Amo profondamente, "follemente", il poeta Dino Campana.

Scrisse questa poesia superba, la perfetta poesia tragica d'amore. Inutile dire che un giorno incontrai una persona che me la fece conoscere.

Io le stavo dicendo, apparecchiando la tavola nella casetta chiamata ancora "Villa Irma" (a Rubiana) in cui vivevo: "Vedi, qui nel 1917 veniva in villeggiatura dai miei bisnonni un poeta del Novecento, un certo Dino Campana"…

Lei si alzò, non disse nulla, andò di là, rovistò nel trolley – era appena arrivata da lontano – e mi porse un CD: senza sapere nulla – ci conoscevamo appena – aveva sentito di dovermi regalare la registrazione di alcune poesie di Dino Campana interpretate da Carmelo Bene… link

Quello fu l'inizio di un breve viaggio – ripreso dopo quasi un secolo – chiamato amorelink

Questa la poesia di Dino Campana per Sibilla Aleramo (ancora oggi attuale più che mai…):

 

campana-aleramo_viaggio.jpg

 

In un momento

Sono sfiorite le rose

I petali caduti

Perché io non potevo dimenticare le rose

Le cercavamo insieme

Abbiamo trovato delle rose

Erano le sue rose erano le mie rose

Questo viaggio chiamavamo amore

Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose

Che brillavano un momento al sole del mattino

Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi

Le rose che non erano le nostre rose

Le mie rose le sue rose

 

PS. E così dimenticammo le rose.

 

Dino Campana

 

 

 

Campana2.jpg

 

Tornerò presto a parlare di lui, e pubblicherò la sua lettera (sempre del 1917), che ho trovato esattamente un anno fa nel "bauletto della posta" dei bisnonni, dopo quasi cento anni.

Un viaggio nel tempo.

 

dino-campana-e-sibilla-aleramo.jpg



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30 novembre 2011 3 30 /11 /novembre /2011 16:01

La cara Elena, che ieri mi ha mostrato le rovine di Rama/Ocelum dietro casa sua – vive, udite udite, a Caprie in Via Città di Rama!… – mi ha mandato questa bellissima poesia; colgo l'occasione per ringraziarla pubblicamente, e per estendere la ricerca di Poesie ispirate per la mia Rubrica "Canti delle foglie", che da oggi in poi presenterà anche una selezione di altri poeti oltre il sottoscritto – oltre naturalmente alle poesie della mia precedente incarnazione… s'intende ;-)

Iniziamo dunque con la poesia bellissima che mi ha dedicato Elena:

 

 

i poeti lavorano di notte

I poeti lavorano di notte

quando il tempo non urge su di loro,

quando tace il rumore della folla

e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio

come falchi notturni od usignoli

dal dolcissimo canto

e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio

fanno ben più rumore

di una dorata cupola di stelle.

  Alda Merini

 

 

 antonelli-notte

 

E naturalmente, a questo proposito, non posso che ricordare la bellissima canzone (cinica e poetica) di Francesco De Gregori (uno dei massimi poeti, specialmente nel suo periodo giovanile, del Novecento – questa poesia è invece già alquanto "matura", ma va bene lo stesso…)

 

Vanno a due a due i poeti,

verso chissà che luna,

amano molte cose, forse nessuna.

Alcuni sono ipocriti e gelosi come gatti,

scrivono versi apocrifi, faticosi e sciatti.

Sognano di vittorie e premi letterari,

pugnalano alle spalle gli amici più cari.

Quando ne trovano uno ubriaco in un fosso,

per salvargli la vita gli tirano addosso.

Però quando si impegnano lo fanno veramente,

convinti come sono di servire alla gente.

E firmano grandi appelli per la guerra e la fame.

Vecchi mosconi ipocriti, vecchie puttane.

 

Vanno a due a due i poeti

e poi ritornano quasi sempre,

come gli alberi di Natale quando arriva dicembre.

Si specchiano nelle vetrine dentro ai loro successi,

poveri poeti soliti, quasi sempre gli stessi.

Però l'avvenimento, il più sensazionale,

è quando in televisione li vedi arrivare.

Profetici e poetici, sportivi ed eleganti,

pubblicare loro stessi come fanno i cantanti.

 

Vanno a due a due i poeti,

traversano le nostre stagioni,

e passano poeti brutti e poeti buoni.

Ma quando fra tanti poeti

ne trovi uno vero,

è come partire lontano,

come viaggiare davvero. 

 

Francesco de Gregori

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=d6dNF0u0fjk


 

 

 

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30 novembre 2011 3 30 /11 /novembre /2011 12:37

Non ci potevo credere… Quando mia zia, naturalmente rossa di capelli – che accompagnavo con mio zio e mio cugino, apprendista Indiana Jones, sui sentieri di Ocelum – vide quella pietra, il cuore e la mente ebbero un mancamento: «Ma quello è il simbolo dei druidi secondo René Guénon pubblicato in Simboli della scienza sacra, che ben conosco!!» pensai. «Dunque realmente… qui c'era una comunità iniziatica celtica… Incredibile!».

Ma poco per volta cominciai a creder sempre più a questa misteriosa pista "archeo-simbolica", che mi sta conducendo alle porte bianche dell'antica città gallica di Ocelum.

[Per chi non lo sapesse, il Guénon è considerato una massima autorità nel campo dell'esoterismo, del simbolismo, ecc.]

 

100_0601.JPG

 

 

 

 

 

 

Ecco la pietra con l'antica incisione, a un centinaio di metri (a oriente) dalle mura superiori di "Ocelum alta".

Si noti anche il foro centrale – per tenere in posizione verticale un'asta, e dunque proiettarne l'ombra diversa nei diversi "spicchi" nei differenti momenti dell'Anno? 

E si noti anche il piccolo foro a destra: qui secondo una nostra "plausibile supposizione" viene indicato il punto di proiezione dell'ombra allo Zenit del solstizio d'inverno.

 

 

 

 

 

 

Ed ecco le pagine del libro di Guénon, nel capitolo dedicato alla "triplice cinta druidica" .

 


100_0629.JPG

100_0626.JPG

 

 

 

Ed ecco due ingrandimenti delle pagine:

100_0630.JPG

100_0631.JPG

La ricerca naturalmente continua!
Andruid
Ah, dimenticavo – last but not least: oggi, oltre ad essere Sant'Andrea… è il compleanno di mia zia, che ha scoperto la formidabile pietra druidica dagli otto spicchi magici!
Auguri Kikka!!  :-)

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29 novembre 2011 2 29 /11 /novembre /2011 00:44

itinerarium.jpg


Ecco un altro documento storico davvero "curioso": un itinerario del IV secolo con le distanze in miglia romane da Cadice (nel Sud della Spagna, quasi allo stretto di Gibilterra) a Roma.

"Del tutto particolare ma assimilabile agli itinerarium adnotata, è il cosiddetto Itinerarium Gaditanum, cioè il percorso da Gades  a Roma indicato con le località e le relative distanze su quattro bicchieri d’argento dedicati nel santuario salutare di Apollo presso Vicarello, le aquae apollinares".

 

Osserviamo…

Da Susa (Segusionem) a Ocelum sono indicate XXIIII miglia (24 miglia, vale a dire 24 x 1480 / 1000 circa 35 chilometri e mezzo); da Ocelum a Torino XXVII miglia (quasi 40 chilometri). Dunque Ocelum sarebbe praticamente a metà strada tra Torino e Susa, leggermente più verso Susa, e dunque esattamente all'altezza delle Chiuse-Caprie, dove l'abbiamo individuata noi…

 

Alcune imprecisioni…

Da Susa a Torino secondo l'Itinerarium ci sarebbero dunque 75 chilometri, quando in realtà son poco meno di 60: abbiamo sbagliato noi i calcoli? li hanno sbagliati gli antichi Romani? poco importa: quel che conta è che Ocelum è indicato circa a metà strada, un po' più verso Susa, diciamo… all'altezza di Caprie…

[Abbiamo calcolato su Internet le distanze: Caprie - Torino: 33 km; mentre Caprie - Susa son 25 chilometri…]

 

 

 

Ecco l'immagine dell'Itinerarium completo… (l'osservatore attento troverà per caso anche una certa Rama?) ;-) [Rama, non Roma!]

 

glossario:

La parola miglio deriva dall'espressione latina milia passuum, "migliaia di passi" (singolare: mille passus "mille passi"), che nell'Antica Roma denotava l'unità pari a mille passi (1 passo = 1,48 metri). 

1 miglio romano = 1480 metri

 

 

fonti:

Textus:

Itinerarium Gaditanum

CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum) XI 3281

ed.: Academia Litterarum Borussica,

Leipzig/Berlin 1862-1943

Itinerarium a Gades Romam

 

 

1

Ad Portum

XXIIII

2

Hastam

XVI

3

Ugiam

XXVII

4

Orippum

XXIIII

5

Hispalim

VIIII

6

Carmonem

XXII

7

Obuclam

XX

8

Astigim

XV

9

Ad Aras

XII

10

Cordubam

XXIII

11

Ad X

X

12

Eporam

XVII

13

Uciesem

XVIII

14

Ad Novlas

XIII

15

Castulonem

XIX

16

Ad Morum

XXIIII

17

II Solaria

XIX

18

Mariana

XX

19

Mentesam

XX

20

Libisosam

XXIIII

21

Parietinis

XXII

22

Saltigim

XVI

23

Ad Palem

XXXII

24

Ad Aras

XXII

25

Saetabim

XXVIII

26

Sucronem

XVI

27

Valentiam

XX

28

Sagyntum

XVI

29

Ad Novlas

XXIIII

30

Ildum

XXII

31

Intibilim

XXIIII

32

Dertosam

XXVII

33

Sub Saltum

XXXVII

34

Tarraconem

XXV

35

Palfurianam

XVI

36

Antistianam

XIII

37

Ad Fines

XVII

38

Arragonem

XX

39

Semproniana

VIIII

40

Seterras

XXIIII

41

Aquis Vocontis

XV

42

Gerundam

XII

43

Cilnianam

XII

44

Iuncariam

XV

45

In Pyraeneum

XVI

46

Ruscinonem

XXV

47

Combusta

VI

48

Narbonem

XXXII

49

Baeterras

XVI

50

Cesseronem

XIII

51

Forum Domiti

XVIII

52

Sextantionem

XV

53

Ambrussum

XV

54

Nemausum

XV

55

Ugernum

XV

56

Arelata

VIIII

57

Ergnaginum

VI

58

Clanum

VIII

59

Cabellionem

XII

60

Aptam Iuliam

XII

61

Catuiaciam

XII

62

Alaunium

XVI

63

Segusteronem

XXIIII

64

Alabontem

XVI

65

Vappincum

XVIII

66

Caturigomagum

XII

67

Eburodunum

XVIII

68

Ramam

XVII

69

Brigantium

XVIII

70

Druantium

XI

71

Segusionem

XXIIII

72

Ocelum

XXVII

73

Taurinis

XX

74

Quadrata

XX

75

Rigomagum

XVI

76

Cuttias

XV

77

Laumellum

XIII

78

Ticinum

XXI

79

Plambrum

XX

80

Placentiam

XVI

81

Florentiam

XV

82

Parmam

XXV

83

Lepidum Regium

XVIII

84

Mutinam

XVII

85

Bononiam

XXV

86

Claternum

X

87

Forum Corneli

XIII

88

Faventiam

X

89

Forum Livi

X

90

Cesenam

XIII

91

Ariminum

XX

92

Pisaurum

XXIIII

93

Fanum Fortunae

VIII

94

Forum Semproni

XVI

95

Ad Calem

XVIII

96

Hesim

XIII

97

Helvillum

X

98

Nuceriam

XV

99

Mevaniam

XIX

100

Ad Martis

XVI

101

Narniam

XVIII

102

Ocriclo

XII

103

Ad XX

XXIIII

104

Romam

XX

 

 

Sum[ma] M[ilia] P[assus]

MDCCCXXXXS

 

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26 novembre 2011 6 26 /11 /novembre /2011 02:55

carta piemonte antico

 

Nella prima riga della didascalia qui sopra c'è scritto:

Dalla carta del Piemonte antico, edita nel 1800 a cura del Durandi. I luoghi segnati in tondo sono del tempo dei Romani; quelli in corsivo, dei secoli VII-VIII. In un documento del …

 

Che cosa è interessantissimo notare?

Innanzitutto che Ocelum, scritta in tondo, dunque dell'epoca "romana", si trova non nell'attuale Valle di Susa, dove la collochiamo noi, ma nella valle accanto, la Val chisone, e precisamente nel paese odierno di Usseaux – che infatti ne rivendica la paternità.

 

Facciamo però notare che probabilmente, storicamente, al tempo in cui la Carta fu compilata (e d'altra parte oggi!) si sapeva soltanto che Ocelum si trovava nella zona di "confine"  ("fines terrae"): se guardiamo bene, un'altra scritta "ad fines" è ben visibile in Val di susa, e Ocelum la collochiamo esattamente alla stessa distanza, pochi chilometri più a ovest (pochi millimetri più a sinistra nella cartina, esattamente come l'Ocelum della carta ottocentesca che riprende i dati antichi è collocata pochi chilometri a ovest dal confine – "fines terrae").

 

Inoltre, facciamo notare che una delle pochissime scritte presenti in corsivo, dunque di luoghi del VII-VIII secolo, si riferisce a Celle – nostro "centro sacro", e "punto di partenza" da cui tutta la ricerca è partita (e su cui torneremo spesso…).

Dunque quella che oggi è un'umilissima, microscopica borgata del piccolo comune di Caprie, semiabbandonata, semisconosciuta, nei secoli VII-VIII era l'unico luogo importante di quella parte della bassa Val di Susa!! (una zona che, come vedremo, veniva chiamata ancora nell'Ottocento "Riparia", ma su questo nome torneremo in seguito… ;-) – come d'altra parte sul rapporto Celle-Sacra di San Michele… ;-).

 

Andruid

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25 novembre 2011 5 25 /11 /novembre /2011 01:52

 

1 rama-carta-copia-1

 

In tempi remoti la Valle di Susa fu teatro di una misteriosa città megalitica chiamata “Rama”, distrutta poi da un immane cataclisma. I suoi abitanti furono una popolazione di giganti venuta da molto lontano per praticare una forma avanzatissima e raffinata di “magia” in quella che veniva considerata una vera e propria “terra sacra”. Questo ci raccontano le antiche tradizioni valligiane.

Rama in una carta del Settecento!

Ma perché questi luoghi erano considerati “sacri”, “magici”?

Apriamo una parentesi sulla “città della magia” per eccellenza, Torino (distante appena una trentina di chilometri dal supposto centro di Rama) e domandiamoci: da dove deriva questa “fama”?

 

Eridania (Torino)

Storicamente parlando, Torino fu inizialmente un sito preistorico abitato dal popolo “ligure” dei Taurini; alcuni secoli e millenni dopo, questi sarebbero entrati in contatto con i Celti dell’Età del Ferro (I millennio a.C.) – o Galli, come li chiamavano i Romani.

Secondo però una leggenda da sempre caldeggiata da alcuni studiosi torinesi – si veda l’opera Historia della città di Torino di Emanuele Thesauro (1594-1675), storico di corte di Madama Cristina – nella metà del II millennio a.C. giunsero addirittura genti di stirpe egizia comandate dal principe-sacerdote Eridano – da cui forse il nome Eridanus, costellazione che gli antichi “Europei” associavano al (identificavano col) fiume Po, gli Egizi al Nilo…

 

apianus_35_eridanus_copia.jpg

 

Gli autori classici: Ovidio…

L’antico nome del fiume torinese è addirittura citato nelle Metamorfosi (libro II, vv. 1-332) di Ovidio, poeta latino vissuto attorno al 30 a.C.:


Il cocchio del Sole andò a riscaldare l’Orsa Maggiore che cercò invano refrigerio nel mare, con il suo calore risvegliò il Drago prima inerte, fece fuggire sconvolto il Bifolco; e quando giunse presso la costellazione dello Scorpione, Fetonte ebbe paura delle sue chele e della sua coda velenosa, e lasciò cadere le redini.
I cavalli si diressero allora verso il basso e la Terra venne riarsa: fu così che la Libia diventò un deserto, la pelle degli Etiopi si fece nera e molti mari si prosciugarono. Per porre termine a tali disastri, Zeus colpì Fetonte con la sua folgore, facendolo precipitare nell’Eridanus
, dove morì.

 

Secondo questo racconto leggendario, Fetonte, figlio del Dio del Sole, un giorno provò a guidare il cocchio del padre – nonostante questi gli avesse negato categoricamente il permesso! Come possiamo ben immaginare, “fatalmente” il giovane ribelle fallì nella sua impresa, causando immani disastri su tutto il pianeta, finché suo padre non si decise a punirlo e a colpirlo «con la sua folgore facendolo precipitare», appunto, nell’Eridanus, vale a dire – secondo alcune interpretazioni – nel fiume Po (e più precisamente alla sua confluenza col fiume Dora).

Ma quando avvenne?

E dove, esattamente?

Ma soprattutto: perché esattamente in questi luoghi?

Come interpretarono tali eventi i popoli antichi? Il cui approccio alla vita, presumibilmente, era di tipo “magico”? Un evento del genere senza dubbio venne interpretato in forma simbolica, come un Segno, dall’alto, di una Volontà divina; come l’indicazione dal cielo, divina quindi, che quel punto preciso della Terra dovesse essere considerato una Regione “magica”, una terra “sacra” appunto…

E la leggendaria Rama prima, e la Torino “magica” poi, ben s’innesterebbero in questo variopinto Albero genealogico, le cui radici affondano nell’antichissimo humus dei miti locali.

 

Rama: una leggendaria città megalitica (part II)

36 - Eridanus 1

 

Rama in un famoso libro di fantascienza: un asteroide in pianura padana!

 

[Parentesi “sentimentalistica” (in un blog, si puòJ): ho avuto modo di vivere un anno in questo esatto luogo, poco distante dal Lungo Po Antonelli, non lontano dal centro di Torino, e vi posso garantire che ancora oggi regna in quelle zone un’atmosfera particolare, magica, misteriosa. La zona stessa in alcuni scorci è rimasta come sospesa nel tempo, rimanendo pressoché identica a oltre cento anni fa – non ho difficoltà a considerarla la zona più sconosciuta e affascinante di Torino: si effettua un vero e proprio viaggio nel tempo, nella Torino ottocentesca, passeggiando nei suoi viali sterrati, all’ombra dei suoi alberi secolari, il lento sciabordio del Po poco distante… – e tutte le mie “poesie Bonsai” poesie Bonsai – Eridania 2008  son nate così, in un lento autunno di tre anni fa esatti, trascorso nella Pace antica di Eridania].

antonelli

 

Pubblico infine alcune citazioni, come consuetudine…

Eridano (costellazione)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Eridano (in latino Eridanus) è il nome classico del fiume Po; e in effetti questa costellazione, rappresenta, almeno nella cultura greco-latina, il fiume Ηριδανός, perciò è (raramente) definita Fiume Po. Fa parte delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, ed è oggi una delle 88 costellazioni moderne. […]

Si tratta di una vasta costellazione, che si estende specialmente in declinazione, partendo dall'equatore celeste e spingendosi a sud fino oltre l'orizzonte meridionale di gran parte delle regioni dell'emisfero boreale. L'area ricoperta da questa costellazione si può individuare facilmente, essendo tutta quella parte di cielo posta a sud-ovest di Orione. Il periodo migliore per la sua osservazione ricade tra i mesi di novembre e marzo (e dall'emisfero sud anche più a lungo). […]

La sorgente del fiume è indicata dalla stella Cursa, ai piedi di Orione; si snoda poi verso sud, compiendo diverse anse via via sempre più strette man mano che si scende verso meridione seguendo varie concatenazioni di stelle deboli. Compie l'ultima ansa in corrispondenza della stella Acamar (dove anticamente veniva indicata la fine della costellazione) e termina infine con la brillante e isolata Achernar. Questa stella anticamente non era nota, poiché a causa della precessione degli equinozi si trovava molto più a sud (4000 anni fa era addirittura la "Stella Polare" australe). Acamar, che in antichità si trovava molto bassa sull'orizzonte all'epoca di Tolomeo,

era considerata in pratica l'ultima stella nota in quella direzione, sotto la quale non erano noti altri astri. Eridano contiene un centinaio di stelle visibili a occhio nudo, ma a parte Achernar, sono tutte s

otto la terza magnitudine. Anche presso gli egizi ritroviamo questa costellazione, che però rappresenta, com'è logico, non il Po ma il Nilo.

Eridanus constellation map


Stelle principali della costellazione dell'Eridano.

[…]

δ Eridani, chiamata Rana, dista 27 anni-luce ed ha magnitudine 3,72 e colore rossiccio. Si trova a nord-ovest di Zaurak. Delta Eridani (δ Eri, anche nota col nome di Rana) si trova a circa 29 anni luce di distanza dal Sistema solare ed è una stella della sequenza principale di classe spettrale K0-IV.

ε Eridani, di poco a ovest di Rana, ha magnitudine 3,73 ed è tra le più vicine stelle visibili a occhio nudo: si trova a 10,8 anni-luce. La sua luminosità è un terzo di quella solare, la massa 0,9 e il diametro 3/4 di quello della nostra stella. Peter van de Kamp nel 1973 ha annunciato che nei suoi pressi orbita un compagno oscuro la cui massa è appena il 5 per cento di quella solare.

 

 


 

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24 novembre 2011 4 24 /11 /novembre /2011 23:33

Poesie bonsai

 antonelli-notte.jpg

autunno

Autunno

Cadono le foglie,

ora,

e anch’io

non ho più molto da dire.

Autunno (part II)

È l’autunno!

e lo senti arrivare

con la sua lenta

onda di giallo.

Sulle sponde del fiume

E non hai pietà

del cuore mio grosso così,

di tutti i sassi sperduti

nella mia tasca!

Apocalypse grapes

L’ultima uva grappola in me:

quanti acini

e quanti attimi

ancora avremo?

Fiume largo

Paperelle atterrano:

tracciano un lento

sentiero

effimero.

Fiume largo (part II)

Paperelle decollano:

tutte affannate

m’ancora incollate all’acqua.

Una piccola gioia nel cuore.


antonelli-sponde.jpgCromoterapia

Nella verdezza del prato

tutto concentrato.

Non c’è più nome

e non c’è più prato.

 

 

 

 

Notturno

La luna nei capelli

le foglie di vento

e il cuore mio perduto

nel tempo perduto.

 

 

 

Fontane

Senza ritegno zampillano

spaccano l’aria del meriggio

molle e noiosa.

Libertà acquosa!

Zucchero

Inutilmente inutilizzato

abbandonato sul fondo

amareggiato di caffè

anima candida mai compresa.

Marte in pesci

Era la lunga attesa

a confondere il cuore:

mille dolori

o un solo dolore?

 

 

Solitudiniantonelli.jpg

L’ombra fedele

lunghissima compagna

in un tramonto ancora

della mia sera.


 

 

Riflessi fluviali

Alberi d’acqua

immobili e capovolti

ed un amplesso

liquido arboreo.


 

 

Poesia bonsai

Anima dolce

e di fogliolina

appena nata, ti devo lasciare

piccola figlia mia.

 

Uomini di tela

In delicatezza

tessiamo

il tango immobile della vita.

Siamo fili di colore.

 

Riflessi fluviali (part II)

Anime d’aria e di fiume

con il terrore nei polsi

ardentemente sognavamo di tuffarci

in quello specchio infinito perderci.


lungo.po.ant.jpg

 

Oblio?

Dov’eri oggi

che non t’ho più pensata

amata mia dolce amata

bellissima, senza tempo, e dimenticata?


Oblio? (part II)

Eri bellissima, gioia bella,

elegantissima

ma con l’inverno laggiù

negli occhi tuoi neri di pozzo.

 

Oblio? (part III)

Stella mia lontana

cavallo matto

livide mani sperdute

difatti t’hanno perduta.

 

Cicli liquidi

Povera pioggia antica:

morire sempre

e poi tornare al cielo.

Piove, ora, e pioverà ancora.

 

Oblio? (part IV)

Con una calma definitiva

completamente abbandonata dormivi.

Ed una tenerezza infinita

m’assale.


 

antonell.jpgNaked tree

Alberi nudi e neri

sempre di più.

Dell’autunno inoltrato

forse il lato più indesiderato.

 

 

Panchina di novembre

Pianticelle immobili e stagionali

oramai alla frutta.

Il fiume dietro.

E anche noi, effimeri ed eterni.

 

 

 


Sole di novembre

Amico mio immobile, appollaiato

lunghe vie e caldi abbracci, radiosi,

portano a te.

Amaci ancora.

 

 

Oblio? (part V)

Senza ricordi

e senza più niente più

amore mio

che solamente sei tutto ed eri tu.

 

 

Lo Spirito

E lui discende

e mi entra dentro

e mi accarezza tutte le ossa

e poi mi dice: Non aver paura.

 

 

E il treno va…

Sigillato,

abbandonato in uno sguardo,

in un abbraccio senza parole…

Amami sempre.

 

antonellis.jpg

 

 

e infine… due sole poesie Bonsai per l'inverno: era un progetto squisitamente autunnale… finito l'autunno, terminò l'ispirazione… ;-)


 

inverno

Un nuovo amore?

Vedi amore, è come prima

in un abbraccio, ancora, presente…

Apri la porta del cuore, fa pure rima,

e là mi troverai sempre.

 

 

Oblio? (part VI)

Non è il sangue

dalle mie mani che scorre…

che non rimane niente, amore caro

non ci rimane più niente.

 

lungo.po.jpg

 

 

Rama: una leggendaria città megalitica (part I)

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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 23:38

1_rama-carta.jpg

 

Eccoci a un altro documento molto interessante..riguardante Rama questa volta (la "mitica" città-civiltà che sorse in Val di Susa nella notte dei tempi, di cui parlano le leggende locali e di cui stiamo ritrovando i resti megalitici)

Si veda a qiesto proposito

http://cittadirama.over-blog.com/ link

del mio amico e "fratello" (di vite precedenti) Marius

Qui pubblico "soltanto" il particolare di una cartina locale della fine del Settecento: guardate che cosa c'è scritto a occidente di Chianocco...

 

Ebbene, se nelle carte geografiche dell'epoca scrissero semplicemente "Rovine di Rama" questo significa una cosa molto curiosa e importante, a mio modo di vedere: che i valligiani dell'epoca, a proposito delle strane struttre megalitiche (perlopiù mura ciclopiche) presenti in zona, non seppero far altro che indicare, come probabile origine di tali rovine, una "mano" misteriosa e leggendaria: "son le Rovine di Rama" dissero ai compilatori della carte (per conto dei Savoia, che avevano commissionato il lavoro cartografico per fare il censimento del Regno).

 

Ecco "un assaggio" di che cosa si trova oggi in quegli stessi luoghi indicati dalla Carta.

3_rama-autore.JPG... centinaia di metri di mura larghe anche oltre due metri, seminascoste dalla vegetazione. Che cosa siano non lo so. sicuramente non son muretti "dei nonni", né mura difensive... Sembrano piuttosto piste, strade sopraelevate – non dimentichiamo che siamo in pianura, in Valle, con il fiume Dora Riparia (a proposito di "Riparia" parlerò in un prossimo articolo) a poche centinaaia di metri di distanza: dunque una zona che in antichità doveva sicuramente risultare paludosa e spesso ininadata dalle alluvioni.

 

A presto Nuovi lettori, sempre più numerosi!!

E grazie davvero per l'interesse!

 

Andruid

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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 21:34

Gallia Cesare 57 aC png

Cesare nel suo "De bello Gallico" parla di Ocelum.

In questa pagina mi limito a citare le parole del mio amico Mauro Biglino (grande studioso di civiltà antiche, e traduttore della Bibbia dall'Ebraico masoretico – e autore di libri davvero rivoluzionari sul tema!!), che ho poco alla volta coinvolto e – credo – appassionato, nel corso di alcune escursione montane, sulle tracce dell'antica città di Ocelum).

 

Ecco che cosa scrisse in un nostro articolo, uscito sulla rivista Fenix lo scorso anno:

 

«Data la quantità di resti e le dimensioni del comprensorio su cui sono distribuiti, possiamo forse comprendere meglio le parole di Cesare che nel De Bello Gallico (1,10) scriveva:

«… ipse in Italiam magnis itineribus contendit duasque ibi legiones conscribit et tres, quae circum Aquileiam hiemabant, ex hibernis educit et, qua proximum iter in ulteriorem Galliam per Alpes erat, cum his quinque legionibus ire contendit. Ibi Ceutrones et Graioceli et Caturiges locis superioribus occupatis itinere exercitum prohibere conantur. Compluribus his proeliis pulsis ab Ocelo, quod est citerioris provinciae extremum, in fines Vocontiorum ulterioris provinciae die septimo pervenit; inde in Allobrogum fines, ab Allobrogibus in Segusiavos exercitum ducit».

 

In sintesi, egli prese cinque legioni e con queste si accinse a combattere le popolazioni che gli impedivano il passaggio e solo dopo compluribus proeliis, cioè “molte battaglie”, riuscì a vincere la resistenza dei Caturigi, dei Ceutroni, dei Graioceli, e a cacciarli dal territorio di Ocelum (“pulsis ab Ocelo”).

Questi celto-liguri erano evidentemente bene attestati in posizioni facili da difendere, celate tra gli alberi che coprivano il versante del monte, e dalle quali potevano attaccare facilmente un esercito che passasse in fondo valle».

 

 

E così concluse la sua parte di articolo (parole che davvero suscitano l'interesse e dovrebbero provocare un certo stupore, caro lettore, perché pronunciate da una persona solitamente sobria, rigorosa, ultra-letterale – non sognatrice e spesso "fantasiosa" come il sottoscritto, lo riconosco! – nell'attenersi ai testi e alle fonti antiche):


«Ancora oggi guardando dalla valle non si riesce ad immaginare che i boschi fitti che ricoprono la sinistra orografica di quella parte dei versanti nascondano tante costruzioni».

 

 

 

Per informazioni su Mauro Biglino, si vedano:

http://www.macrolibrarsi.it/autori/_mauro-biglino.php

http://www.bibbia-alieni.it/?tag=mauro-biglino

https://www.facebook.com/people/Mauro-Biglino/1380969961

 



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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 20:47

gallia

 

Nella cartina dei "popoli della Gallia nel 59 a.C." considero interessantissimo il seguente elemento: accanto alle città di Piacentia, Cremona, Mediolanum, Dertona, Genua, Taurasia (che naturalmente diverranno nel corso dei secoli le varie Piacenza, Cremona, Milano, Alessandria, Genova e Torino – città in cui vivo) troviamo, ultimo oppidum prima del confine romano nord occidentale con la Gallia, la città di Ocelum (da me ritrovata – o almeno, questa è la mia interpretazione, ;-) all'inizio della Valle di Susa). L'oppidum chiamato Ocelum, di cui si hanno notizie storiche, di cui parla esplicitamente Cesare nel suo "De Bello gallico", è dunque una città "fantasma", un luogo che non è diventato in seguito, in epoca storica, una città dell'Italia Nord-Occidentale. Si tratta dunque di un rarissimo caso di villaggio gallico rimasto qual era all'epoca del I secolo a.C. o poco più. Abbandonato? Dimenticato? O diventato in seguito, come comincio a credere sempre più, un centro "segreto", "esoterico", della spiritualità cristiana (si dice che in quelle stesse zone, attorno all'anno Mille, ci fosse una comunità di un centinaio di eremiti – un centinaio di eremiti è un "ossimoro"!!). Si trattava di una segreta organizzazione iniziatica? Di un luogo "segreto" sacro ai druidi prima e al cristianesimo "eretico" poi? O semplicemente la comunità "monastica" cristiana dell'anno Mille riutilizzò – e restaurò – l'antico sito gallico abbandonato? Ecco allora come si spiegherebbe l'attuale incredibile, "impossibile", rete di mura ancora perfettamente erette, leggibili, ancora in buono stato di conservazione.

Un mistero davvero affascinante e stimolante, a parer mio.

Un vero caso (ancora irrisolto, e appena agli inizi del suo percorso di disvelamento) di archeologia misteriosa.

Per il momento, in questo inizio di anno celtico, lasciamoci così sulle ali del mistero, gentili lettori.

E che la Forza del grande Spirito druidico, e della successiva profonda, e reale, spiritualità cristiana (naturalmente eretica!), possano risorgere dalle pietre del passato.

Amen

 

Andruid

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