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19 marzo 2012 1 19 /03 /marzo /2012 21:43

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Cominciamo anche questo articolo con Wikipedia:

 

Presso la religione induistaRama (ca. 7000 a.C.) è il settimo avatar di Viṣṇu, manifestatosi nel regale principe per risollevare le sorti della morale degli uomini, ormai soggiogati da Ravana. Il suo nome completo è Ramachandra, e spesso viene preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri. Egli rappresenta la personificazione dell'Assoluto Brahman e l'incarnazione delDharma, l'Uomo Perfetto (Maryada Purushottama). È l'avatar del Treta Yuga, l'età dell'argento, caratterizzata dalla comparsa del vizio e della malvagità.

Rama è la più famosa e popolare manifestazione del Dio Supremo per una grande maggioranza dei 900 milioni di induisti in tutto il mondo, incluse le nazioni del Sud-est asiatico come ThailandiaMalesiaIndonesiaMyanmar e Cambogia. È riconosciuto come l'immagine, lo spirito e la consapevolezza dell'Induismo, la religione organizzata più antica del mondo, e della civilizzazione umana dal punto di vista indiano.

La vita e le imprese eroiche di Rama sono narrate nel Ramayana, un antico poema epico in sanscrito, che letteralmente significa "Il viaggio di Rama". Un'importante opera devozionale è il Ramcharitmanas di Tulsidas, che si basa sui princìpi dei movimenti Bhakti, ossia la devozione e l'amore per Dio.

La scrittura e la pronuncia del nome di Rama seguono quelle originali del sanscrito; continuano ad essere seguite in molte lingue moderne dell'India, anche se a volte (specie in Hindi) viene pronunciato Ram. Nel Ramayana si racconta di quando Sita (moglie di ram) viene rapita dal diavolo, Ravane da qui inizia la ricerca della dea.

 

 

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Che cosa può c'entrare il Rama dell'India con la nostra città-civiltà leggendaria, di maghi e giganti, della Val di Susa?

Scrivevamo nel precedente articolo dello scrittore ed esoterista Schuré, che oltre un secolo fa si occupò dei "grandi Iniziati" di tutti i tempi: Rama, Krishna, Ermete, Mosè, Orfeo, Pitagora, Platone, Gesù.

Rama e i "Grandi iniziati" di Schuré (part I)

La vita e il pensiero dei grandi "maestri spirituali" dell'umanità, dei creatori delle scienze, delle religioni e delle arti, furono raccontati da Schuré nell'imprescindibile libro "I grandi iniziati".

Ebbene, ecco il primo capitolo come prosegue…

 

Se il sole dell'Africa ha fatto sviluppare l'embrione della razza nera, possiamo dire che i ghiacci del polo artico videro il germogliare della razza bianca. Gli Iperborei di cui parla la mitologia greca, quegli uomini dai capelli rossi e gli occhi cerulei che scenderanno dal nord, attraverso le selve rischiarate dal chiarore lunare, con i cani e le renne, guidati da condottieri temerari e incitati dalle profetesse. Capelli d'oro e occhi azzurri: colori fatididl. Era questa la razza che doveva inventare il culto del sole, e del fuoco sacro e recare nel mondo la nostalgia del cielo; ora cercando; in un impeto di rivolta, di dargli la scalata, ora prosternandosi adorante davanti ai suoi splendori.

Come le altre, anche la razza bianca dovette sottrarsi al suo stato primitivo prima di prendere coscienza di se stessa. Sue caratteristiche distintive sono il gusto della libertà individuale, la sensibilità riflessiva che crea il potere della simpatia, il predominio dell'intelletto che induce la mente all'idealismo e al simbolismo. La sensibilità dell'animo conduce l'uomo all'attaccamento, alla preferenza per un'unica donna, donde la tendenza di questa razza alla monogamia, al concetto coniugale e della famiglia. Il bisogno di libertà, unito a quello di socializzazione, crea il clan con il suo principio elettivo. La fantasia crea il culto degli antenati, radice ed epicentro della religione presso i popoli bianchi.

Il principio sociale e politico si manifesta il giorno in cui un certo numero di individui semiselvaggi, minacciati da una popolazione nemica, istintivamente si raggruppano e scelgono il più forte e il più intelligente fra loro perché assuma il loro comando e la loro difesa. Quel giorno nasce la società. Il capo è un re in erba, i suoi compagni i futuri patrizi; gli anziani che deliberano ma non sono in condizioni di marciare, già costituiscono una sorta di senato, di gerusìa. Ma come nacque la religione? Si è detto che scaturisse dal timore dell'uomo primitivo di fronte alla natura. Ma il timore nulla ha in comune con il rispetto e l'amore. Non collega il fatto all'idea, il visibile all'invisibile, l'uomo a Dio. Fintanto che l'uomo tremò dinnanzi alla natura, non fu uomo. Lo divenne il giorno in cui si impadronì del legame che lo vincolava al passato e all'avvenire, a qualcosa di superiore e di benefico, e cominciò ad adorare quel noumeno orfico. Ma in che modo lo adorò per la prima volta?

Fabre d'Olivet avanza un'ipotesi estremamente geniale e suggestiva circa il modo in cui il culto degli antenati prese piede fra la razza bianca[9]. In un clan bellicoso, due guerrieri rivali sono in lite. Furibondi, vogliono battersi; già si fronteggiano. A questo punto, una donna scarmigliata si slancia fra i due e li separa. I suoi occhi lanciano fiamme, la sua voce ha l'accento del comando. Grida con parole ansimanti, incisive, che nella foresta ha visto l'Antenato della loro razza, il vittorioso guerriero di un tempo, che le è apparso l'Heroll. Egli non vuole che i due fratelli si combattano ma che si uniscano contro il comune nemico. «È l'ombra del Grande Antenato, è l'Heroll che me lo ha detto», asserisce la donna esaltata, «mi ha parlato! L'ho visto!» È questo che ella dice, questo che ella crede. Convinta, convince. Commossi, attoniti, e quasi schiantati da una forza invisibile, gli avversari riconciliati si stringono la mano guardando alla donna ispirata come a una sorta di divinità.

Analoghe ispirazioni, seguite da bruschi voltafaccia, dovettero verificarsi in gran numero e sotto svariate forme durante la vita preistorica della razza bianca. Presso i popoli barbari è la donna che, con la sua sensibilità nervosa, intuisce in un primo tempo l'occulto, afferma l'invisibile. Immaginiamo ora le conseguenze inattese e portentose di un evento analogo a quello di cui stiamo parlando. Nel clan, fra la gente, tutti parlano del prodigio. La quercia presso cui la donna ispirata ha visto l'apparizione diventa un albero sacro; ve la riconducono e là, sotto l'influsso magnetico della luna che la sprofonda in uno stato ipnotico, la donna continua a profetizzare in nome del Grande Antenato. Ben presto lei, e altre come lei, dapprima sulle scogliere, al centro delle radure, al fruscio del vento e dell'Oceano lontano, evocheranno le anime diafane degli antenati dinnanzi a folle palpitanti che le vedranno, o crederanno di vederle, richiamate con magici incantamenti, nelle nebbie fluttuanti dalle trasparenze lunari. Ossian, l'ultimo dei grandi Celti, evocherà Fingal e i suoi compagni in un acervo di nubi. Così, ai primordi della vita sociale, il culto degli Antenati si instaura fra gli uomini della razza bianca. Il Grande Antenato diviene il Dio delle genti. Nasce la Religione.

Ma non è tutto. Intorno alla Sibilla si raccolgono gli anziani che la osservano durante il suo lucido sonno, durante le sue estasi vaticinanti. Ne. studiano i diversi stati, ne controllano le rivelazioni, ne interpretano gli oracoli. Notano che quando profetizza in stato ipnotico il volto si trasfigura, le parole si fanno ritmo, la voce si alza e proferisce gli oracoli sul canto modulato di una melopea grave e ricca di significato[10]. E da essa nasceranno la strofa, la poesia e la musica, di cui tutti i popoli di razza ariana riconoscono l'origine divina. E solo eventi del genere potevano dar vita al concetto di rivelazione. Vediamo dunque come in un colpo solo nascono religione e culto, sacerdoti e poesia.

In Asia, in Iran e in India, dove popoli di razza bianca fondarono le prime civiltà ariane mescolandosi a popoli di diverso colore, gli uomini presero rapidamente il sopravvento, sulle donne in fatto di ispirazione religiosa. Si sente ormai parlare solo di sapienti, di Rishi; di profeti. La donna, soggiogata, non è più che sacerdotessa del focolare. Ma in Europa troviamo traccia di quello che era stato il ruolo preponderante della donna presso i popoli della stessa origine, rimasti nella barbarie per millenni. Emerge nella pitonessa scandinava, nella Voluspa dell'Edda, il testo attribuito a una profetessa celtica, nelle sacerdotesse druidiche dei Celti, nelle indovine che accompagnavano le armate germaniche e decidevano il giorno propizio per la battaglia[11], fino alle Baccanti trace che sopravvivono nella leggenda di Orfeo. La veggente preistorica si perpetua nella Pizia delfica.

Le arcaiche profetesse della razza bianca si costituirono in collegi…

 

[e via di seguito: ci avviciniamo alla cultura sacra celtica e druidica…]

 

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  • : sulle tracce delle misteriose civiltà di Rama e di Ocelum in Val di Susa. Ritrovamenti e rivelazioni.
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